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sabato 23 gennaio 2016

La sfida dei libri 2016

Su Pinterest ho trovato questa sfida letteraria. Consiste nel leggere almeno un libro per ogni descrizione nella lista. Traduco per chi faticasse a masticare l'inglese.


La sfida è leggere nel 2016:

- un libro pubblicato quest'anno
- un libro che puoi finire in un giorno
- un libro che avevi intenzione di leggere
- un libro consigliato dal bibliotecario o dal librario del tuo paese
- un libro che avresti dovuto leggere a scuola
- un libro scelto per te dal tuo partner, fratello, sorella, figlio o migliore amico
- un libro pubblicato prima che tu nascessi
- un libro che a un certo punto è stato censurato
- un libro che ha già abbandonato e mai finito di leggere
- un libro che possiedi ma non hai mai letto
- un libro che t'intimidisce (penso si riferisca a un libro molto pesante, stile letteratura russa)
- un libro che hai già letto almeno una volta

Allora, voi accettate la sfida?
Io comunque leggo una trentina di libri all'anno, quindi man mano che procedo spunterò le voci della lista. Senza impegno. 
Buona lettura del 2016!

- Lynn 

martedì 17 novembre 2015

Arabo e islamico. È la stessa cosa?

La Mecca
Per non rischiare di esporci a futili discussioni, non si entrerà nel merito di ciò che accade in questi giorni. Ma affinché non vinca l’ignoranza, e per fornire qualche utile strumento al dialogo, tornerà utile qualche basilare definizione. Basterà una buona lettura degli studi di Pier Giovanni Donini sul mondo arabo-islamico, evitando in tal modo definizioni inopportune.


Non tutti gli arabi sono islamici, né tutti gli islamici sono arabi. Infatti possiamo affermare che ci sono numerosi arabi che si professano cristiani, e viceversa molti europei che hanno aderito all’Islam.
Chi sono gli arabi? Storicamente erano solo i nativi della penisola araba, quella che oggi comprende Arabia Saudita Kuwait, Bahrein, Qatar, Emirati Arabi Uniti, Oman e Yemen. La loro espansione nel VII secolo portò sia alla diffusione della fede islamica che una mescolanza con popolazioni per lo più non arabe, quindi, parlare acriticamente di «arabi» significa disconoscere la realtà costituita dalle numerose minoranze non arabe restie a rinunciare alla propria specificità linguistica, religiosa, culturale. Vanno distinti gli «arabi» dagli «arabizzati», coloro che hanno finito con l’accettare la cultura araba.


L’aggettivo  «musulmano», dall’arabo muslim, denota coloro i quali abbiano fatto la professione di fede davanti a dei testimoni, riconoscendosi membri della comunità del Profeta. Allah significa "Dio" in arabo, lo stesso di ebrei e cristiani, mentre  «Islam» alla lettera è tradotto come  «sottomissione, abbandono, rassegnazione». Connotata in questo senso, è più di una religione: l’Islam è un insieme di norme che guidano l’agire umano.


Chiunque uccida un uomo, sarà come se avesse ucciso l’umanità intera. (Sura 5.32)


Il libro sacro è il Corano, rivelato dall’Arcangelo Gabriele a Maometto, è diviso in 114 Sure, le quali uniformano il modo di agire e pensare musulmano. Insieme alla Sunna, testo sacro che vale un codice di comportamento, costituisce la Sharia, ovvero la legge islamica.


Più di un miliardo, i musulmani sono sparsi per il mondo, dove distingueremo un nucleo compatto (stati arabi dell’Asia e dell’Africa), dalle regioni confinanti (Pakistan, Afghanistan, paesi non arabi dell’Africa) e dalle aree periferiche (sud-est asiatico, Bangladesh, Somalia, Balcani, Europa e America). Grazie a conquiste e occupazioni militari, assimilazione ideologico-culturale, opere di commercianti e missionari, tratte di schiavi, espulsioni e scambi di popolazioni, colonialismo, la fede musulmana si è diffusa da una parte all’altra del globo.


Come nel Cristianesimo, e come nell’Ebraismo, all’interno della religione islamica troviamo divisioni di varia natura: sunniti e sciiti, Islam arabo, Islam turco e Islam iraniano, moderati e integralisti, fondamentalisti… estremisti. Le conseguenze, che accomunano le tre fedi, sono sempre le stesse. Attualità e storia insegnano.


Questo un brevissimo ABC per chiunque voglia intavolare una qualsiasi discussione su quanto sta accadendo e quanto ci circonda, una prima lezione introduttiva.


Fonti:
- G.P. DONINI, Il mondo arabo islamico. Chi e quanti sono i musulmani nel mondo, Roma, Edizioni Lavoro, 2002


Marco Scarfiglieri

domenica 8 novembre 2015

Editoriale n°13: La Corrida, tradizione o mattanza?


La storia della corrida si perde nella notte dei tempi, tra tauromachia, caccia e gare con tori e bovini di Greci, Etruschi e Romani.
Nell’800 d.C. si registrano le prime gare a Segovia, in Spagna. Da qui, una lunghissima tradizione, protratta fino a oggi e, forse, conclusa.


Come funziona una corrida, lo sapete tutti: tori provenienti da allevamenti specializzati destinati ad essere pubblicamente uccisi da toreri che quasi danzano nell’arena, in uno spettacolo atroce che attira, però, migliaia di turisti curiosi e popolazione locale fortemente legata alla tradizione.
Prima dell’ingresso del torero, dei picadores a cavallo entrano nell’arena e colpiscono il toro con delle picche conficcate sulla schiena, in questo modo:


“Nel colpire il toro, il picador utilizza la vara de picar, una picca costituita da un manico in legno lungo circa 180 cm e una punta in acciaio forgiata a piramide a tre lati, fornita alla base di un disco anch'esso metallico che ha la funzione di impedire la penetrazione del manico nelle carni dell'animale. La legge spagnola 4 aprile 1991 n. 10 o Ley Nacional Taurina, che regola le corride, prevede che il toro venga colpito con tale arma alla base del morrillo, cioè nel muscolo del collo, almeno due volte. Alcuni tori continuano tuttavia a caricare cavallo e cavaliere dopo aver ricevuto anche cinque o sei puyazos (cioè colpi di vara de picar); in questi casi, in genere il picador rovescia la vara e colpisce il toro con il manico di quest'ultima (regaton).” (Fonte: Wikipedia)


Poi inizia lo show e, quindi, il torero, tra determinati movimenti del corpo per attirare il toro, maneggia un drappo di colore rosa intenso da un lato e giallo dall’altro creando così un clima di suspense tra gli spettatori che tra “ooh”, “oh my god” e applausi si godono il drammatico spettacolo. Alla fine, il colpo di grazia è consegnato prima dal torero che, approfittando della debolezza del toro ferito, gli conficca una spada tra le costole fino a raggiungere il cuore. Se dovesse fallire nei molteplici tentativi, interverrà uno dei peones a finirlo con un pugnale.  


Nonostante l’opinione pubblica e, in particolare, il popolo spagnolo siano divisi tra chi è pro e chi è contro la corrida, un importante segnale è giunto lo scorso Ottobre dai sindaci di Madrid e Valencia che hanno sospeso i finanziamenti pubblici alla corrida, con lo scopo, in futuro, di abolirla del tutto, sull’esempio della Catalogna che ha abolito gli spettacoli nel 2011. Una svolta animalista che prende piede dai nuovi sindaci delle due città legati al movimento di sinistra Podemos, di Pablo Iglesias.


Allo stesso modo, il Parlamento Europeo, con 438 voti favorevoli e 199 contrari, ha cancellato dal bilancio dell’UE i sussidi destinati agli allevatori di tori da combattimento.
Tutta la Spagna si sta pian piano mobilitando per porre fine alla mattanza dei tori; infatti, molte città spagnole, tra le quali Palma de Mallorca, Hueca e Aldaia, hanno chiesto il referendum per l’abolizione, altre città, come Gandia e Saragoza, hanno bandito le corse con l’accusa di “maltrattamento sugli animali”.
Una decisione importante che è arrivata fin oltreoceano, in Messico e Colombia, in cui la tradizione della corrida è forte e ben radicata tra la popolazione.



Negli ultimi anni, la corrida ha continuato ad attirare la curiosità dei turisti, ma non più della popolazione spagnola, il che ha contribuito sicuramente a una presa di posizione che va contro questa forma di espressione culturale tradizionale.

La domanda, alla fine, è: fino a che punto è lecito preservare la tradizione anche se crudele, inutile e contraria al buon costume?

Non perdere gli altri editoriali su Storici&Salottiere!
Sher

lunedì 12 ottobre 2015

Antonella Maggio. 'Manchi solo tu' tra gli artisti del salotto

1) Ciao Antonella, grazie per aver accettato il nostro invito! Confesso che uno dei motivi per cui ho pensato di intervistarti è che la tua storia personale sembra quasi una favola dell’era 2.0…
Ciao Chiara, io ringrazio te e il Blog Storici & Salottiere. Non sei la prima che considera una favola la mia storia personale e le storie che poi propongo ai lettori. Mi piace credere che la mia esperienza possa infondere coraggio e voglia di tentare a chi coltiva la mia stessa passione.
L'autrice

2) Qual è stata la scintilla che ha dato vita alla tua voglia di scrivere? E quando hai deciso (posto che queste cose si possano decidere!) che nella tua vita ci sarebbe stato un romanzo?
La voglia di scrivere è nata con me, da piccola mi bastava una penna di colore blu e un foglio per essere felice. Il mio primo romanzo risale a otto anni fa. Ricordo solo che una mattina mi sono svegliata con una storia nella testa e il bisogno di metterla nero su bianco. È iniziato tutto quel giorno.

3) Profumo d’Amore a New York parla di una ragazza olandese a New York: come è nato il connubio fra la terra dei tulipani e la Grande Mela?
Profumo d’amore a New York ha visto la luce dopo il mio primo viaggio fuori dall’Italia, ad Amsterdam. Sarebbe stato più facile scrivere una storia ambientata per intero in Olanda, visto che a New York non ci sono mai stata, ma nel momento in cui ho cominciato le mie ricerche, ho rispolverato anche un po’ di storia. Non ho ambientato il racconto a New York perché “fa figo!”, semplicemente quella che oggi noi chiamiamo New York, nasceva come New Amsterdam. Inoltre la mia protagonista aveva necessità di abbandonare la sua vecchia vita… quante volte si pensa all’America per costruire un futuro migliore?

4) Si dice che tra le righe dei romanzi, spesso, si nasconda molta autobiografia. Quanto ti somiglia Sofie da uno a dieci?
Sofie mi assomiglia molto, in lei ci sono le mie paure del passato e magari un po’ del mio cattivo caratteraccio di adesso!

5) Dopo Profumo d’Amore a New York, che presto diventerà un libro “in carne e carta”, è arrivato Manchi solo tu, dove tratti un tema molto attuale e delicato. Cosa ti ha dato l’ispirazione per questo nuovo lavoro?
In Manchi solo tu parlo del desiderio di maternità e della fecondazione assistita, temi molto delicati come dici tu e argomenti che mi toccano da vicino. Donny, la protagonista della mia storia, ha molto di me, anzi sono io quasi in tutto. Questa volta ci sono andata con i piedi di piombo nella narrazione, anche se in tutti i miei scritti non manca mai l’ironia perché cerco di affrontare tutti i problemi della vita con un bel sorriso stampato sulla faccia.

6)  Sei molto legata alle tematiche del mondo femminile, alla nostra sensibilità, alle nostre insicurezze e ai nostri sogni. I tuoi prossimi progetti seguiranno questa strada o potrebbe esserci una svolta verso altri generi?
Ho preso a cuore il mondo delle donne durante un periodo difficile per la mia salute, ho scoperto una forza che non avrei mai creduto possibile e di qui, il desiderio di infondere coraggio a tutte le donne. Nei miei prossimi progetti firmati Butterfly Edizioni continuerò a presentare protagoniste femminili o temi di attualità, anche se segretamente medito di cimentarmi con il genere storico.

7) Ad una sognatrice come te non posso non chiedere come si vede fra dieci anni!
Domanda di riserva? Tra dieci anni mi piacerebbe avere una casa tutta mia, un cane e dei bambini a cui leggere le mie favole.

8) Prima di salutarci, un consiglio per chi, come te, coltiva con passione il sogno di scrivere.
La prima cosa da fare è credere in se stessi, in quello che si scrive. Poi viene l’umiltà, anche se per certi versi, quella dovrebbe essere la prima cosa, non bisogna mai dare nulla per scontato, mai sentirsi arrivati o perfetti, accettare le critiche costruttive e collaborare quando si lavora ad esempio con un editore, fidarsi e affidarsi a chi ha più esperienza. Ribadisco i miei ringraziamenti e faccio un grosso in bocca al lupo a chi cerca di entrare nel mondo dell’editoria. Non è semplice, a volte non è un mondo pulito e spesso fa paura, ma noi esseri umani siamo fatti per combattere, sempre!

Chiara Franchi

domenica 13 settembre 2015

La bottega dei suicidi: film d'animazione che fa pensare su morte e accettazione


La bottega dei suicidi (Le magasin des suicides) è un film d'animazione 2D diretto da Patrice Leconte.
Come avrete immaginato, è francese ed è uscito nel 2012. Ovviamente, come accade per buona parte dei film più belli che io abbia visto, non è uscito al cinema. Perché non andava bene. Perché era tutto da censurare. Perché, perché, perché... perché cartone 2D in Italia vuol dire bambini, e figurati se vuoi esporre i pargoli a un film che istiga alla morte. Anzi! Che istiga a pensare e ragionare sulla morte in modo divertente e leggero. Pensate, era stato vietato ai minori di 18 solo ed esclusivamente in Italia!

Ma procediamo con la trama.

In un mondo in cui crisi e disoccupazione ormai dominano, nelle città i suicidi non si contano più. Per preservare la sopravvivenza della razza umana, suicidarsi in pubblico è diventato illegale. Se ci riesci, una multa salatissima cade sulle teste della tua famiglia. Se non ci riesci... la paghi tu. 
Per porre fine ai propri problemi c'è solo un rimedio: andare in una bottega con la licenza per vendere veleni, cappi e spade.
La nostra storia inizia proprio in una bottega del genere, dove Mishima e moglie conducono una vita tranquilla e allegra ad aiutare i clienti a farla finita. I loro due figli sono come loro: morte, disperazione, orrore sono ciò che amano di più. C'è un ma: un giorno nasce un bambino particolare. Sorride!
Questo bambino crescendo si voterà a una sola missione: far sorridere la propria famiglia e gli altri, iniziando da sua sorella Marilyn, che si crede orribile, vorrebbe uccidersi ma lui la vede bellissima e degna d'amore. Ci riuscirà? 



Ci sarebbero delle note in comune con la Famiglia Addams o i Monsters. Tuttavia questo film non è fine a sè stesso, per divertire o semplicemente riempire le giornate.
Prendiamo il tema dei suicidi: è giusto morire? Coloro che si suicidano sono vittime della crisi o si meritano la responsabilità delle proprie azioni?
Altro tema, legato alla sorella del protagonista Alan, Marilyn: cos'è la bellezza? Lei è cicciotta, ben lontana dai canoni estetici del giorno d'oggi. Può essere seducente? Può trovare l'amore?
Vi anticipo una cosetta: qui la bellezza è bellezza della vita, del godersela, non del faccino o dei fianchi.
Insomma, tante domande e tante risposte, con un finale non banale e che sembra dare un senso a tutto. Anche alla nostra di vita.
Guardatelo, ve lo consiglio. A mio parere dovrebbero metterlo obbligatorio nelle scuole.

- Lynn

mercoledì 9 settembre 2015

Penny Dreadful, serie vittoriana perfettamente gotica che aspettavo da diciassette anni...

... e io ne ho 22.
Sì, il mio amore per il gotico, i vampiri, i castelli, l'epoca vittoriana e la magia è iniziato molto presto.
Per carità, niente a che vedere con fatine sbrilluccicanti e cagnolini super sexy. Assolutamente no.
Palo di sangue, di riti magici accompagnati dall'eros, il proibiti, le atmosfere cupe...
Parlo di Penny Dreadful.


Sarò sincera, ho trovato la serie un anno fa solo perché c'è Eva Green. Eva, la mia Eva, diventerei lesbica per lei.
La storyline è più o meno questa:

In una Londra vittoriana dove imperversano malattie mentre la tecnologia avanza, un assassino squarta giovani donne e ne lascia solo i brandelli. Allo stesso tempo un uomo, sir Malcolm (Timothy Dalton), e la sua assistente, miss Vanessa Ives (Eva Green) sono alla ricerca di Mina, la figlia del lord, rapita dai vampiri. Ma le schiere di Satana sono sempre più forti e chiederanno l'aiuto di un pistolero americano, mr Chandler (Josh Hartnett), che reca con sé un oscuro segreto.
La loro strada è destinata a incrociarsi con un giovane dottore alle prese con la resurrezione dei corpi, Victor Frankenstein (Harry Treadaway), seguito nell'ombra dal suo oscuro passato e da un uomo che non vuole dimenticarlo. Anche la giovane prostituta malata di tubercolosi, Brona Croft (Billie Piper), rimarrà invischiata in questo mondo di mistero e perdizione, al fianco di mr. Chandler e sfiorando quello del sempre magnifico Dorian Gray (Reeve Carney), giovane lord desideroso di provare ogni lato oscuro della vita finché non incontrerà miss Ives, e la sua ossessione per l'orrore diventerà una devozione per qualcos'altro...
Miss Ives però non è una donna tipica di quell'epoca, perché dentro di lei alberga il Male. Parla coi demoni, e il Diavolo in persona esigerà qualcosa da lei, per far avverare un'antica profezia...



Per chi avesse dimestichezza con il genere, si può dire che sia una versione dark de 'La leggenda degli uomini straordinari'. Posso solo dirvi che non c'è censura, c'è seduzione, eros, l'eterna battaglia tra Dio e Satana e gli orrori dell'uomo.
Non aspettatevi una serie edulcorata come le tante (troppe!!!) che spopolano sul web. Qui parliamo di un horror vero e proprio. Un incrocio tra 'L'esorcismo di Emily Rose' e 'Sherlock Holmes'. Sì, il secondo non è un horror, ma era per darvi l'idea del periodo storico. Ecco, pensate al detective alle prese con le schiere dell'inferno. Forse ci siamo. Forse.

Se non sbaglio hanno iniziato a mandarlo in onda su Rai4. Ovviamente consiglio di vedere la serie in lingua originale. I sussurri, i ringhi, la voce sexy di Dorian Gray... non potete perdervi tutto questo.

Ora però vi lascio qui sotto un video che riassume il mio amore per questa serie. Ovviamente è SPOILER ALERT!

- Lynn

 

domenica 6 settembre 2015

8 modi per diventare un bibliofilo (o mangialibri)

Il mio gioco preferito si chiama
"quanti capitoli riesco a leggere in una notte"
I bibliofili sono coloro che vivono di libri, leggono mentre mangiano, mentre fanno il bagno e mentre camminano (i bibliofili puri hanno il potere di evitare pali e persone nonostante la faccia immersa nelle pagine). Personalmente amo il termine inglese, bookworm.
Negli ultimi anni con l'avvento del kindle si sono diffusi i mangialibri digitali, ma diciamoci la verità, gli estremisti comprano solo libri cartacei per annusarli, oppure vivono in biblioteca. Io sono dell'ultima categoria.

Come si diventa un bibliofilo?

Esistono almeno 8 modi per diventare bibliofilo. Vediamo quali:

1. La tua vita ti annoia, leggi per vivere avventure piene di magia, intrighi o amori impossibili.
2. I tuoi genitori ti hanno adescato da piccolo con i libri colorati. Da lì ai Battelli a vapore, ai Piccoli brividi e poi Piccole Donne il passaggio è stato breve.
3. Nei film gli/le intellettuali sono sempre superfighi/e supersexy con gli occhiali, con tanti soldi e tanto successo. Vuoi essere come loro.
Sidney Fox, Relic Hunter, professoressa di storia e cacciatrice di reliquie
4. I compagni di scuola ti prendevano in giro. Ti rifugiavi nell'unico posto in cui non potevi sentirli.
5. Nei cartoni le biblioteche sembrano posti meravigliosi, giganteschi, con poltrone in pelle, finestroni e terrazzi. Quando hai scoperto che quelle nei tuoi paraggi a stento raggiungono le due stanze era troppo tardi.
La bella e la bestia
6. Alle elementari prendevi automaticamente voti alti perché leggendo sapevi più parole complicate o semplicemente più cose. Fase del narcisismo prepuberale.
7. Quando ancora i film di Harry Potter stavano uscendo, tu avevi già letto tutti i libri e ti sentivi il detentore del potere universale che sapeva tutto prima degli altri. Questo potere si ripropone ogni volta che una tua saga preferita diventa un cult movie al cinema.
8. Chimica. L'odore dei libri per alcuni è irresistibile.
9. Hermione Granger.

- Lynn

martedì 25 agosto 2015

Palio di Cividale 2015 e il mio amore per le rievocazioni

Giuro, mi spiace moltissimo non essere stata presente sul blog, ma tra tirocinio e festival da presenziare, non ho avuto un attimo di per respirare!
Perciò ricomincio a scrivere parlando di un mio grandissimo amore: le rievocazioni storiche.
Cavalieri del Borgo di Ponte
Protagonista di questo articolo è il Palio di San Donato di Cividale, una rievocazione medievale piena di cavalieri, battaglie d'armi, mangiafuochisti e pubblico in lunga veste di tela.
Pare che abbia avuto origine nel 14° secolo. Lunga la tradizione di questa cittadina, eh?
Tuttora i borghi si sfidano, in gare di tiro con l'arco, gare pedestri o gare con la scure.

Ruggero Costantin, Mastro Vetraio
Camminando per le viuzze di sanpietrini ho incontrato un mastro vetraio che vendeva le sue opere. mi sono subito innamorata della vetrata con grifone (nell'immagine a destra) e lui mi ha spiegato in generale come fa: prepara il disegno, taglia i pezzi di vetro e poi li salda col piombo.
Ne voglio 1000 per la mia casa!

Ma la parte che preferisco è il cibo. Questa volta mi sono fiondata al caffè S. Marco davanti al duomo e, con la mia amica, mi sono sbafata salsiccia cotta con salvia, vino e rosmarino su un letto di grano saraceno. Il tutto presentato su un piatto di terracotta e accompagnato da un Merlot.
Eh, mi tratto bene!

Dopo aver seguito il corteo di tamburi ho comprato un anello in ottone handmade da una bancarella. Altro che negozi da centro commerciale, i gioielli artigianali sono insuperabili!

E questo è. Allego qualche foto, ma non aspettatevi chissà cosa, il mio cellulare è orribile!

- Lynn



martedì 11 agosto 2015

Perché i fumetti fanno bene? Seconda Parte

Dopo la lunga introduzione del primo articolo cercherò ora di essere leggermente (non ci riesco quasi mai) più breve e continuerò nell’esporre il mio personale punto di vista sul perché i fumetti fanno bene. Alla fine, suggerirò la lettura di un altro fumetto.

Nello scorso articolo ho citato un manga tra i consigli: GTO, Great Teacher Onizuka; ebbene oggi ho intenzione di spiegarvi il perché e attraverso le prossime righe, sarò anche in grado di darvi qualche motivazione in più sul perché i fumetti possono essere utili all’accrescimento culturale e dei valori
di ogni singola persona.

Ho letto per la prima volta questo manga a circa undici anni e ne sono rimasto estremamente colpito. Ancora oggi ne custodisco tutti i volumi intatti, gelosamente, come se fossero figli.
La storia è abbastanza semplice: un uomo, Onizuka, che in gioventù è stato un teppista, motociclista e attaccabrighe, diventa professore di una scuola media, più nello specifico di una classe con diversi elementi problematici. Questi ragazzi difficili hanno un pessimo rapporto con i propri insegnanti a tal punto da costringerli a fuggire persino dalla scuola stessa.

Attraverso vari accadimenti, diverse avventure divertenti ma allo stesso tempo ricche di morale, Onizuka riesce a conquistarsi il favore dei suoi studenti, e insegnando loro quello che nessun’altro insegnante ha mai fatto: la vita stessa.

Ora penserete che la trama in sé, raccontata così, risulti banale e che un fumetto, un’arte “minore*”  non possa essere portatore di alti valori e di insegnamenti.
Nulla di più errato.
Dalla lettura di un manga come GTO sono numerose le lezioni che si possono apprendere: il valore dell’amicizia in primis, ma anche il coraggio, la fiducia, la fedeltà e la costanza di realizzare i propri sogni senza mai fermarsi.

In particolare sono due i punti centrali su cui vorrei fermarmi e che desidero descrivere più nel dettaglio: mi piacerebbe spiegare uno dei motti di Onizuka “Ogni uomo deve imparare a pulirsi il culo da solo”; inoltre vorrei analizzare il diverso modo di concepire la scuola del caro professore dai capelli biondi e le sopracciglia nere.

Prima di iniziare la descrizione vorrei sottolineare che sì, certi valori non vengono insegnati unicamente dai fumetti, ma non è questo il punto! La mia intenzione è quella di sfatare il mito del basso livello culturale di quest’arte, e mettere i lettori innanzi ad una verità come questa, ovvero: far capire che i fumetti sono dispensatori di valori e insegnamenti mi sembra un ottimo inizio.

Ora, invece, concentrandoci sul primo punto, “Ogni uomo deve imparare a pulirsi il culo da
solo”. Posso dire che mai frase fu coniata in maniera tanto coincisa e perfetta. Il significato? Ma è semplice, ogni persona è responsabile delle proprie azioni e deve imparare, assolutamente, a risolvere i propri problemi autonomamente, poiché solo in questo modo sarà in grado di crescere, migliorarsi, e maturare. Un concetto semplice, quasi naturale, ma provate a rifletterci per un secondo, quanti veramente seguono questo dogma?

GTO, pone spesso il lettore di fronte a questa “legge”, esortandolo, invitandolo a prenderla per vera e a metterla in pratica. Una cosa non proprio da poco, mica tette e culi al vento messi per alzare il numero di “spettatori”?

Concentrandoci sul secondo punto ci sarebbero tantissime cose da dire ma cercherò di concentrare il tutto in una frase: la scuola può essere divertente. In tutto il manga Onizuka presenta ai suoi alunni un modo differente di far scuola, attraverso il divertimento, l’avventura, la spericolatezza e la spensieratezza che può insegnar loro al di là delle semplici nozioni scolastiche. Ciò che il professore biondo cerca di fare con la sua “riforma scolastica” è insegnare ai ragazzi quella che è la vita vera, concreta, con le sue difficoltà, complessità e con i suoi momenti felici. Qualcosa insomma di più delle materie che si apprendono dai libri.
Vash de Stampede, Trigun

Ma di valori i fumetti ne trasmettono tanti, elencare esempi per ogni valore sarebbe un lavoro a tempo pieno ed infinito, ma vi assicuro che leggere un fumetto non può lasciare mai indifferenti a certe tematiche. Dipende ovviamente dalle sensibilità, ma è certo che in ogni lettore resta sempre qualcosa dopo un’attenta lettura, qualcosa da rielaborare, far proprio e magari da prendere come modello.

La domanda conclusiva è: i fumetti fanno bene perché possono modellare il comportamento, insegnare valori e quindi definirci come persone? La risposta è ovviamente .

S.M. Ottaiano

P.S.
Il fumetto consigliato è Trigun! Assolutamente da leggere, di valori ne è pieno.

*questo è uno stereotipo che lo scrittore dell'articolo ha preso in esempio, non l'opinione dello scrittore o del blog ndr

venerdì 17 luglio 2015

Perché leggere fumetti fa bene? Prima parte

Prima ancora di diventare un accanito lettore di narrativa e poesia, prima ancora di imparare a leggere, ricordo che rimanevo ore a fissare i disegni sugli albi di Topolino: la mia casa ne era piena. Pensandoci, credo che quello sia stato il mio primissimo approccio con l’inchiostro su carta e quindi con la lettura.

Il percorso di un amante di fumetti

Dylan Dog - Sergio Bonelli Editore
Dylan Dog
Dal semplice “guardare le immagini” sono passato a leggere le vignette, le didascalie, e da ragazzino di sei anni qual ero, ho iniziato ad appassionarmi al mondo del fumetto, alla sua narrativa divertente e semplice, alla sua genuinità.
La passione non è mai svanita, tuttora sono un accanito lettore di albi, fumetti, strisce, manga, graphic novel e sottogeneri vari; dovrei, però, dire che si è trasformata, evolvendosi.
Il mio gusto è cambiato e la semplicità degli albi che leggevo da piccolo non appagava più il mio bisogno di letteratura a fumetti. Ho cominciato a sfogliare e a leggere manga, a scoprire il fumetto italiano innamorandomi della figura di Dylan Dog, ho scoperto gli albi Marvel, le storie dei supereroi che vedevo in televisione; e poi le strisce comiche di Bonvi e satiriche di Joaquìn Lavado. Insomma, il mio primo humus culturale non si è arricchito grazie alla narrativa, alla poesia, alle favole o alla storia, ma solo ed esclusivamente grazie ai fumetti.
Quest’ultima considerazione mi da l’opportunità di collegarmi a quello che è il titolo di questo post, che ho deciso di dividere in quattro puntate, e che parla del perché leggere fumetti fa bene.

Qualcosa sulla storia

Yellow Kid
 In questa prima puntata vorrei parlare brevemente del fumetto in generale e magari consigliare qualche buona lettura, accennando anche in maniera veloce i temi di cui tratterò nei prossimi tre post.
Il fumetto, miscela tra immagini e parole, narrativa visiva, è un’arte risalente agli inizi del novecento ma che trae ispirazione dalla metà del secolo precedente. Il personaggio che nel secolo scorso diede il via all'industria del fumetto statunitense come fenomeno di massa fu Yellow Kid, il bimbo nato dalla fantasia di Richard Felton Outcalt e caratterizzato da un camicione giallo su cui venivano scritte le battute che pronunciava. Ma, stando a ricerche successive, il primo fumetto moderno risalirebbe a molto prima, e precisamente ai personaggi del ginevrino Rodolphe Topffer, autore di volumi a fumetti quali Histoire de Mr. Vieux-Bois e Dr. Festus.

Col tempo il fumetto si è diffuso in tutto il mondo differendo per stili e impostazioni a seconda del territorio, della cultura precedente, delle influenze e degli autori. A grandi linee possiamo dividere il mondo dei fumetti in quattro macrostili principali, parole di Alessandro Bilotta udite personalmente dal sottoscritto, (ovviamente con le dovute particolarità che non starò qui a descrivere minuziosamente): il fumetto detto manga, di stampo orientale, principalmente giapponese; il fumetto americano detto anche comunemente albo a colori; quello italiano caratterizzato quasi sempre dal disegno in bianco e nero; quello francese, per intenderci in stile “Manara”.
Non volendomi soffermare eccessivamente sull’aspetto tecnico del fumetto, nei prossimi tre post parlerò del perché, secondo il mio modesto e personalissimo parere, i fumetti “fanno bene” e possono influenzare positivamente le nuove generazioni, perché possono far sognare le vecchie, e del perché questo tipo di arte, considerata la nona, ha una sua valenza non soltanto estetica ma anche, decisamente, culturale.


Consigli

Art in Tuscany: exciting spring.  From Sargent to Manara, Vasari to Chagall and more! http://bit.ly/nprwuj
Manara
Come da promessa mi piacerebbe consigliare qualche lettura in modo particolare, e vorrei farlo utilizzando le tipologie descritte, in modo rapido, da me precedentemente. Per quanto riguarda il manga, consiglio la lettura di GTO, great teacher Onizuka, del fumetto in sé ne parlerò più avanti, voi intanto leggetelo; per quanto riguarda quello di stampo americano pur non essendo un albo a colori consiglio la serie di fumetti di Sin City del geniale Frank Miller; per motivi personali, affettivi e di gusto consiglio Dylan Dog, creato e ideato da Tiziano Sclavi come ottimo inizio per l’approccio al fumetto italiano; infine, come ho detto sopra il fumetto in stile francese ha in Manara un vero e proprio artista, leggere “Il gioco” può essere un ottimo inizio.

Vi lascio dunque, con il compito durante la settimana di leggere, magari in vacanza, al mare o in casa, i miei consigli che, oltre ad essere selezionati dal punto di vista estetico e artistico, saranno utili anche per comprendere i temi e le considerazioni dei successivi post.
Buona lettura, e buona scoperta.


Sergio Mario Ottaiano

mercoledì 27 maggio 2015

Ville abbandonate, e 'Ascosi lasciti': i fotografi dell'abbandono


Urbex è un progetto che riunisce tutti i fotografi affascinati dall'abbandono di edifici e in Italia, a riunire questi artisti del decadimento, c'è il sito Ascosi Lasciti.
Per chi non se lo ricordasse, "ascosi" vuol dire "nascosti", perciò ville e capannoni in disfacimento non sono ruderi da dimenticare, ma tesori nascosti, eredità bellissime.
Ho intervistato Alessandro Tesei, curatore del sito, per saperne di più.

1. Quando e come è nato Ascosi lasciti?
Ascosi Lasciti nasce poco più di due anni fa, per dare sfogo ad una mia passione, coltivata da anni, per provare a  condividerla pubblicamente e cercare persone accomunate da questo strano hobby.

2. Qual è il rapporto con Urbex?
Urbex è l'acronimo di Urban Exploration, esplorazione urbana. Chiunque si avventuri in luoghi in rovina e decadenti si può dire che compia delle esplorazioni urbane. Ascosi Lasciti è espressione di questo fenomeno.

3. È giusto parlare di turismo dell'abbandono?
È giusto! C'è una discreta nicchia di persone, per lo più fotografi, che vengono mosse da questo genere di turismo. Io stesso un anno fa mi recai a Berlino per lavoro e dedicai il mio tempo libero a visitare ospedali e parchi tematici abbandonati, piuttosto che i classici musei. Quando capita che si trovi un "pezzo pregiato" qui in Italia, come ad esempio una vecchia fabbrica ancora intatta e rimasta chiusa per 40 anni, si scatena una vera e propria caccia al luogo, e si creano gruppi di persone che in pochi giorni organizzano viaggi anche dall'estero, Francia, Belgio, Germania, ecc...

4. Quante persone seguono il tuo sito? 
Foto di Chris Morri
Attualmente Ascosi Lasciti è forse l'unico sito in Italia che pubblica con cadenza regolare un articolo ogni tre giorni, e si occupa di recensire non solo classici dell'urbex, ma soprattutto nuovi luoghi appena scoperti dai vari team in giro per l'Italia.
È molto seguito, principalmente in Italia, ma sta iniziando ad aumentare il numero di visite anche dall'estero, soprattutto USA, Francia e UK.
Possiamo contare su nomi di spicco nel panorama nazionale ed europeo, tra cui Chris Morri, fondatore del più grande gruppo di appassionati di urbex; il PLAI, Stefano Barattini, un esploratore estremamente prolifico e un grande fotografo, creatore del gruppo "Manicomio Fotografico"; Elvira Macchiavelli, giovanissima corrispondente dalla Toscana; Jonthan della Giacoma, una leggenda, il più grande esploratore europeo, con all'attivo oltre 400 posti visitati in tutta Europa; Francesco Coppari, che si è spinto fino nelle zone abbandonate intorno alla centrale nucleare di Chernobyl; Emanuele Bai, fine fotografo e scrittore; Gianni Pastorino, giornalista e nostro corrispondente ligure; Marianna Arduini, un'altra incredibile viaggiatrice che ci porta ogni volta delle perle; per non parlare dei gruppi gemelli di Ascosi Lasciti Centro Marche ed Ascosi Lasciti Abruzzo, nati da poco ma che promettono grandi cose.
Presto avremo anche un corrispondente dalla Spagna e stiamo lavorando per il Giappone, mentre abbiamo già diverso materiale su Francia, Germania, Belgio, Svizzera e Malta.

5. Quali sono i luoghi preferiti per fare foto? Ville, capannoni...
Ogni fotografo ed esploratore ha le sue preferenze. Io personalmente prediligo vecchie ville e palazzi nobili, ma conosco persone attratte unicamente dall'archeologia industriale, o dai lasciti ecclesiastici, quali chiese e conventi.

6. È legale?
Non posso dire che sia legale, ma di sicuro non commettiamo atti moralmente illeciti. Se un luogo è sprovvisto di cartelli che ne indichino una proprietà ed è anche sprovvisto di barriere a sua protezione, non si commette in effetti alcun reato. Ovviamente non sempre è così semplice, e a volte si rischiano comunque denunce che vanno dall'invasione di edificio al furto aggravato.

7. In Italia quali sono le città in cui è più popolare questo tipo di fotografia?
E' molto popolare in tutta l'Italia del Nord e del Centro. Al Sud è meno praticata, quasi assente, sebbene ancora non sia riuscito a comprenderne le motivazioni.

8. Secondo te, il turismo dell' abbandono potrebbe essere una risorsa positiva per l' Italia in crisi?
Isola di Gunkanjima
Domanda difficile. Il turismo dell'abbandono sarà sempre una nicchia e non può essere equiparato al turismo classico, per vari ed ovvi motivi. Le strutture abbandonate sono spesso fatiscenti ed esposte a pericoli di varia natura quali crolli o presenza di amianto, inquinanti chimici, personaggi poco raccomandabili che ci vivono, ecc... quindi proprio per queste ragioni sarebbe impossibile ed estremamente irresponsabile creare questo genere di turismo diffuso.

Allo stesso tempo bisogna dire che questo modello di turismo è già realtà in altri Paesi, fra cui il Giappone con l'isola abbandonata di Gunkanjima o l'Ucraina con le rovine della città radioattiva di Pripyat, entrambe visitabili con una guida in veri e propri tour dell'abbandono.  

9. Se qualcuno volesse diventare un fotografo dell' abbandono e affiliarsi ad Ascosi Lasciti, cosa dovrebbe fare?
Ascosi Lasciti è sempre aperto a nuove collaborazioni ed è alla ricerca di nuovi team che possano curare aree geografiche nelle quali non ci sia già un corrispondente, (potete vederla da qui:  http://ascosilasciti.com/explores-profiles/ ), quindi, beh, fatevi avanti!

10. Progetti futuri?
Molti progetti, come già accennato, stiamo preparandoci per avere almeno un corrispondente in altre nazioni europee e regioni italiane. Inoltre, insieme agli autori Roberto Ricci e  Marco Vescovo stiamo preparando una serie televisiva sull'esplorazione urbana di cui ancora non posso svelare i dettagli....

Grazie per l'intervista!
- Lynn 

domenica 17 maggio 2015

Segnalazione petizione: Biblioteche e scuole

Ieri, al salone del libro di Torino mi sono imbattuta in una rappresentante di TorinoReteLibri, associazione che si occupa di catalogare e creare una rete di contatti tra le biblioteche di scuole primarie e secondarie: un progetto interessante, che potrebbe aiutare a combattere il sempre più dilagante disinteresse dei potenziali lettori nei confronti dei libri.

Mi è stato chiesto di firmare una petizione da loro avviata, alla quale potete apporre la vostra firma e leggere il programma completo qui
L'idea è quella di richiedere finanziamenti per lo sviluppo e il potenziamento di reti scolastiche, introdurre la figura di un bibliotecario scolastico in grado di consigliare e appassionare, ottenere risorse annuali per ogni scuola per l'acquisto di libri e il miglioramento degli spazi, una legge che stabilisca un rapporto tra biblioteca e bibliotecario scolastico e i servizi di pubblica lettura sul territorio.

Inutile dire che hanno ricevuto la mia firma e la promessa di una segnalazione sul blog!
Il sito change.org è serio, vi ho sottoscritto anche altre petizioni, e l'intero procedimento vi porterà via una manciata di minuti, dunque firmate!

-Thoren.