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sabato 17 settembre 2016

Un film per il weekend: CAROL

Cate Blanchett e Rooney Mara in una scena del film

Delicatezza e dramma fusi in volti marmorei.
Siamo in un'America che soffre, asettica ingrigita e cupa; un'America degli anni '50, nervosa quanto laboriosa, attanagliata da un profondo proibizionismo.
Carol (2015, regia di Todd Haynes) mostra le possibilità di un amore omosessuale all'interno di una nazione così chiusa sulla propria morale; non si fanno sconti, il film non cerca parabole eccessivamente polemiche sulla società o sulla libertà, quanto piuttosto vuole lasciarsi andare alla purezza di un amore che riesce finalmente ad esprimersi, ma che a tratti pare una valvola di sfogo, una via di fuga.

Una ragazza appartenente ad un ceto basso, timida ed introversa, contrapposta ad una borghese elegante e sicura di sé, ognuna ingabbiata in piccoli lavori e mansioni che non sopporta, che non danno libertà e respiro; entrambe con una vita amorosa regolarmente eterosessuale, attendono come se la fine dovesse arrivare da sé. Come se fosse l'unico mondo possibile, un mondo infelice per entrambe, ritmato dagli sguardi impenetrabili di una Cate Blanchett scolpita nel marmo. Carol racconta una vita in contrasto con un pensiero comune, ma credo sappia rendere ancora meglio la verità semplice di un amore che si cerca.
Il mio suggerimento è di non perdersi troppo quindi in letture a sfondo politico, ai personaggi non interessa. Lasciatevi piuttosto trasportare da una storia; se l'amore è un'evasione, con questo film è un detto ideale, ogni ambientazione pare una prigione, un limbo, e l'unica speranza di libertà e colore è una fuga.



-Alison
Alla prossima settimana per un nuovo consiglio! Continuate a seguirci su Storici&Salottiere

giovedì 5 maggio 2016

The Tag-Along, film del Taiwan tra il drammatico e l'horror



A fine aprile si è tenuto a Udine uno dei miei festival preferiti: il Far East Film Festival. Otto giorni di film orientali dalle 9 di mattina a mezzanotte con eventi collaterali quali mostre, aperitivi con sushi, mercatini e cerimonie del tè.

Per fortuna sono riuscita a rapire una mia amica per guardare un film insieme. Ovviamente la mia scelta è ricaduta su una delle proposte dello psycho horror day. Lei ha acconsentito felicemente... poi ha ammesso che non aveva mai visto un horror in vita sua. In assoluto.
Grande responsabilità la mia... ho seriamente temuto di doverla portare in ospedale per un attacco cardiaco.
Alla fine è andata bene, ha trovato il film 'carino'. E io sono tornata a respirare.


Trama

C'è una leggenda secondo la quale, quando tagli un albero senza un motivo, gli spiriti della montagna scendono in città e prendono una persona per piantarne l'anima al posto dell'albero perduto.
Se la persona rapita fa il tuo nome, ella verrà liberata, mentre tu sarai costretto a prendere il suo posto tra le altre anime piantate nel bosco.
Zhi-wei He vive con la nonna e lavora duro per potersi comprare una casa e chiedere alla propria fidanzata di sposarlo, la quale tuttavia è reticente. Ma sua nonna un giorno scompare e strani eventi accadono. Una bambina vestita di rosso li perseguita, con apparizioni, visioni spaventose e strane frasi.
Nella ricerca di sua nonna, Zhi-wei He verrà rapito dalla bambina, che in realtà è il demone della montagna, il Tag-along, venuto a reclamare l'anima che gli spetta. Toccherà alla sua fidanzata Yi-jun Shen trovarlo in tempo e salvarlo dal destino che lo attende...


The Tag-along è un film del 2015 di Wei-hai Cheng. Ciò che mi ha colpito è la sua doppia natura: horror e drammatico. Non è una semplice lotta contro il male, ma una scoperta di sé e dei rapporti umani mentre un demone cerca di rapirti. C'è differenza. 
Il conflitto tra Zhi-wei e la nonna, un rapporto che si sta logorando nella ricerca d'indipendenza di lui, crea maggiore empatia col personaggio. Potremmo essere noi, con i nostri problemi famigliari. Dà un senso di realtà che amplifica l'aspetto horror. 
Last but not least è interessante come viene dipinta la quotidianità dei personaggi. La colazione, il motto ripetuto in gruppo prima di iniziare a lavorare, il sacchetto per il pranzo... e ovviamente la lingua. Perché al Far East ovviamente proiettano in lingua originale, con sottotitoli in inglese e in italiano. 

Non vedo l'ora di vedere il prossimo anno un altro horror al Festival, ormai è tradizione. Peccato non averne visti altri... ce n'era uno in cui la protagonista sentiva l'odore dei fantasmi. Che ne pensate?

- Lynn 

martedì 26 aprile 2016

Byzantium, film orgoglio sui vampiri del 2012


Fin da piccola sono stata innamorata dei vampiri di Anne Rice. Chi non ha visto o letto Intervista col vampiro? Brad Pitt che fa il cupo Louis, Tom Cruise che interpreta Lestat, e la piccola Kirsten Dunst nei panni dell'eterna bambina vampira Claudia.

Ciò che mi era piaciuto immensamente della Rice, elemento presente solo nei libri, è che aveva dato un'origine al vampirismo: i primi vampiri sarebbero una coppia di regnanti d'Egitto impossessati da un demone che, tramite lo scambio di sangue, hanno passato ad altri esseri umani una parte dell'essenza del demone trasformandoli in vampiri anch'essi, dando il via a una catena di 'ramificazione dell'essenza del demone'. La subalternità di un vampiro creato rispetto al creatore (ovvero: perché uccidendo chi ha creato i vampiri muoiono tutti gli altri) quindi deriverebbe dal fatto che si andrebbe a distruggere il corpo centrale.

Byzantium fa la stessa cosa, fornisce una motivazione al fenomeno. I vampiri non sono supereroi immotivati, ma membri di una fratellanza che fanno un patto con un "santo" pagano e donano il proprio sangue in cambio della vita eterna. La figura del vampiro è simile all'originale: nonostante possano andare in giro alla luce del sole, possono entrare in casa solo su invito, per ucciderli bisogna tagliar loro la testa e se li ferisci sanguinano. Niente pelle di titanio. Niente superforza. Per uccidere le proprie vittime, l'unghia del pollice si fa acuminata e buca la vena da cui il vampiro succhia il sangue.
Ma veniamo alla trama.
Clara (Gemma Arterton) ed Eleanor (Saoirse Ronan), due misteriose e giovani donne senza un soldo, fuggono dalla scena di un violento crimine e trovano riparo in una località costiera, dormendo sul lungomare o in motel fatiscenti. Per sopravvivere, Clara comincia a prostituirsi fino a quando incontra il timido Noel che le mette a disposizione il Bisanzio, il suo squallido motel, che lei con un occhio al futuro provvede a trasformare in un bordello. Nel frattempo, Clara, eterna studentessa, conosce Frank, uno spirito affine che involontariamente le carpisce il segreto più grande della sua vita: nonostante sembrino adolescenti coetanee, Clara e Eleanor sono in realtà madre e figlia, vissute nei primi anni dell'Ottocento e discendenti di una stirpe di vampiri che hanno bisogno di sangue umano per sopravvivere. Da un momento all'altro, nella cittadina cominciano anche a susseguirsi una serie di misteriosi delitti che costringe le due donne a confrontarsi con un passato da cui per troppo tempo sono state in fuga.
Personalmente, sono arrivata al film solo per Gemma Arterton, una delle mie attrici preferite. L'avrete sicuramente vista nei panni di Farah in Prince of Persia o in Tess dei D'Urbervilles, o ancora in Gemma Bovary. Qui interpreta Clara, la madre di Eleanor che, da prostituta di un bordello, diventa vampira per sopravvivere alla tubercolosi e salvare la figlia, che trasformerà anch'ella in vampiro.

Di produzione inglese e irlandese, cosa che ho gradito non poco data la mia predilezione per la produzione british rispetto a quella americana, il regista Neil Jordan è lo stesso di Intervista col vampiro, film già citato all'inizio dell'articolo. Una garanzia per i vampiri a quanto pare. In fondo è irlandese, della stessa terra di Bram Stoker… ha diretto pure i Borgia. E infatti credo che mi vedrò la serie. Buon sangue non mente.

Il film non è affatto leggero. È introspettivo, affronta tematiche forti. Lo sfruttamento delle povere ragazze nel 1800, che venivano ingannate e rese delle prostitute, gli abusi negli orfanotrofi… e un rapporto tra madre e figlia difficile, un continuo scontro tra bisogno di proteggere chi si ama e il desiderio di verità e libertà.

Non è assolutamente un'americanata. Dura due ore: se avete cervello e buon gusto, ve le godrete. Se volete un film da patatine e birra, non guardatevelo.

- Lynn 



giovedì 31 marzo 2016

#ExplainAFilmPlotBadly, descrivi un film... male

Qual è il significato degli hashtag?
Connettere utenti sconosciuti attraverso una parola preceduta da un cancelletto, e creare una moda globale.
Come #ExplainAFilmPlotBadly: gli utenti di Twitter si divertono a ridurre la trama dei film di successo in una frase, e che renda la storia inquietante, strana e... comunque attinente.

Facciamo un esempio:


"Un'anziana signora interrogata su un gioiello perduto distrae tutti con una lunga storia senza fiato."

Tecnicamente è vero. 
"Signora, vorremmo chiederle del gioiello che le appartiente..."
Rose: "Ah, ricordo, sì. Il mio ragazzo..."
"No, veramente a noi non ce ne frega niente. Il gioiello-"
Rose: "Erano tutti morti."
"Signora."
Rose: "Morti!!!! E io l'amavo!"
"Sì, vabbe', dica, dica, ma poi torniamo al gioiello."
L'anziana Rose, dopo aver fatto addormentare tutti, butta il gioiello nel mare "Non lo avrete mai!!!! Mwahahah!"


"Un giovane uomo si diverte con un prodotto d'importazione cinese illegale" 

Direi che si spiega da sé. I Gremlins insegnano: mai giocare con prodotti d'importazione straniera illegali. O almeno, rispettare ciò che dice l'etichetta.


"Una ragazza emo scontrosa riflette se farsi un cadavere o un cane, mettendoci diversi anni".

Zoofilia o necrofilia? La domanda degli utenti Twitter. 

Che dire, divertitevi!

- Lynn 

martedì 15 marzo 2016

Esce il trailer di miss Peregrine ed è subito amore per Eva


Ho già scritto in passato del mio amore per Eva Green, attrice conosciuta per aver interpretato Ava Lord in Sin City 2 o Vanessa Ives in Penny Dreadful. Personalmente credo che colpisca sia in bravura che in bellezza; non intendo quella canonica, perché il suo è un fascino alla garconne, con occhi azzurri magnetici che te li potresti sognare di notte. 
Dato che seguo un po' la sua carriera, sapevo già che avrebbe interpretato Miss Peregrine nel film di Tim Burton Miss Peregrine's home for Peculiar Children, e poche ore fa è uscito il trailer. 
Cosa vediamo: il punto di vista è del protagonista Jacob Portman, un sedicenne che si ritrova nel mondo dei "ragazzi speciali": orfani con dei poteri, se si può dire. Non alla x-men, anche se il tema è quasi identico. Sono peculiarità, come quella di mangiare da una bocca aggiuntiva sul collo. 
Cosa che mi piace da matti, l'attore protagonista è Asa Butterfield, che, insieme a Freddie Highmore, rappresenta il meglio della gioventù degli attori inglesi. Asa ha avuto il ruolo da protagonista in Hugo Cabret e Ender's Game, anche lui con un'aria oscura ma magnetica, capelli neri e occhi azzurri. Come la mia Eva. 
Tornando al trailer, Jacob deve capire cosa ha a che fare con miss Peregrine e gli altri ragazzi. Risposta? Nell'ultima scena si vede lui che impugna una balestra contro un mostro che ricorda tanto Slender Man. Jacob deve proteggerli

Il film è tratto dall'omonimo romanzo di Ransom Riggs, che purtroppo non ho letto. Ma sono sicura che Tim Burton creerà un'opera magnifica, come al solito. In fondo, è lui il regista de La sposa cadavere, Sweenie Todd e Edward mani di forbice. Come potrebbe deluderci?

Intanto godetevi il trailer, io lo sto riguardando in loop perché non riesco a fare a meno dell'accento di Eva. Cosa non darei per essere lei...

- Lynn 

mercoledì 10 febbraio 2016

Pride + Prejudice + Zombie: spade, Cenerentola e il Dottore non bastano


Mi piace affermare di essere un'accanita fan della AustenOrgoglio e Pregiudizio è la mia storia d'amore preferita. L'ho letta in versione originale, versione Zombie e versione “leggermente supernaturale” (Orgoglio e Preveggenza). Mr. Darcy è l'uomo dei mie sogni ed è ben incarnato in Matthew Macfadyen nel film del 2005.

Per stalkerare i miei personaggi preferiti e il mio futuro marito quindi sono andata a vedere Pride and Prejudice and Zombie, tratto dall'omonimo romanzo di Seth-Graham Smith. L'ho letto e l'avevo trovato a dir poco una perdita di tempo: copia e incolla il romanzo della Austen e aggiungici due righe per pagina che includano le parole zombie o morto vivente.
Il film, come mi aspettavo, ha saputo dar una vita propria a questa versione horror (per così dire) della favola, però...


Trama:
L'Inghilterra dominava con le sue colonie e le importazioni di sete e gioielli preziosi, ma con i desiderati bottini arrivò anche una pestilenza, che uccideva le persone e le facevano rinascere con un'insaziabile fame di cervelli umani. Londra si fortificò e successivamente crearono un fossato che circondasse la città come una seconda cinta muraria più ampia, chiamando la zona intermedia 'La terra di mezzo'.
Gli inglesi iniziarono ad apprendere le arti marziali e la filosofia guerresca dall'oriente e non c'era un cittadino che non avesse studiato tali arti per l'autodifesa contro gli zombie.
Ma i quattro cavalieri dell'apocalisse stanno arrivando, e gli zombie stanno attaccando in maniera sempre più organizzata, e Londra è nel loro mirino...
In questo scenario apocalittico, le sorelle Bennet sono delle guerriere cresciute dal padre come assassine di morti viventi, maestre della lama e del combattimento shaolin.
Lizzie è fermamente sicura che non lascerebbe mai la sua spada per un uomo, ma nell'Hertfordshire arrivano due giovani uomini, buoni partiti, mr. Bingley con un vivo interesse per sua sorella Jane e il colonnello Darcy, scontroso, orgoglioso,  ma abile guerriero.
Una storia d'amore, che trova il suo spazio tra un combattimento e la ricerca della sopravvivenza dagli zombie sempre più intelligenti. 

Lily James (già vista in Cenerentola) nei panni di Elizabeth Bennet è stupenda. Bellissima, fiera, incarna benissimo il personaggio di Lizzie nel suo atteggiamento indipendente e di sfida. Sam Riley invece delude un po' nei panni di mr. Darcy: non ha il viso austero. Maledetto, certo, ma non fiero e nobile.

Il gioiello però era Matt Smith, nei panni di mr. Collins, il cugino delle sorelle Bennet che avrebbe ereditato la proprietà della famiglia. La sua goffaggine fa ridere, cattura l'attenzione... e per un ex Dottore (mi riferisco al Doctor Who) non ci si può aspettar di meno.

Mezza famiglia Lannister presenzia nei panni di Lady Catherine de Bourgh (Lena Headey – Cersey) e in quelli di mr. Bennet (Charles Dance – Tywin), ma in interpretazioni fin troppo mediocri. Perdonatemi, ma Lena Headey è troppo giovane per vestire i panni già messi da Judi Dench, e l'occhio da pirata è troppo “piratesco”. Dove siamo, ne i Pirati dei Caraibi?


La storia prometteva bene, zombie che diventano più intelligenti o riescono a controllare la fame di cervelli umani, quattro cavalieri dell'apocalisse, un anticristo... sviluppato per niente. Insomma, mostri i quattro cavalieri all'inizio, e poi? Basta. Spariti. E l'anticristo alla fine è solo un mitomane.
Il peggio è arrivato con la scena finale subito dopo i primi titoli di coda. Non vado troppo di spoiler, ma vi dico solo che la mia reazione è stata: COOOSAAA? NON HA SENSO!!!


Peccato. Davvero peccato. Perché l'idea delle sorelle Bennet che nascondono sotto le gonne i pugnali e si allenano nelle arti marziali nella cantina mi piaceva. Forse una serie sarebbe stata una scelta migliore: avrebbero sicuramente avuto tutto il tempo del mondo per sviluppare la trama dell'apocalisse e degli zombie più intelligenti.

Di nuovo: peccato...

- Lynn

giovedì 28 gennaio 2016

Libro vs Film: Il Padrino


Sembra assurdo, ma in giro ci sono persone ignare del fatto che Il Padrino, prima di essere un film, fosse un romanzo. Queste persone respirano la vostra aria, sono a scuola con voi, a lavoro con voi… queste persone votano, e magari hanno anche il controllo del vostro paese!

A parte gli scherzi, Mario Puzo ha scritto un romanzo che è tutt'oggi un punto di riferimento per chiunque voglia scrivere di criminalità organizzata Made-in-Italy, mentre il film è la principale ispirazione per alcuni mafiosi (si dice che fosse il film preferito Bernando Provenzano, collaboratore di Totò Riina e suo successore ai vertici della cupola), registi e sceneggiatori.

Il padrino che guardava... Il Padrino

Ma in cosa si differenziano le due opere? La trama principale è invariata quindi, per questo Libro vs Film, sarebbe il caso di fare una brevissima lista dei pro del film e del romanzo, tre a testa. Verrà preso in considerazione solo il primo film perché, nonostante i due film successivi siano considerati canonici (alla sceneggiatura ha partecipato Puzo in persona), non c'è una controparte cartacea con cui confrontarla. Non ci saranno "contro" perché… suvvia, come si fa a criticare Il Padrino?

Pro film


1) Colonna sonora



Anche se non avete mai visto Il Padrino, sicuramente avrete sentito questa fantastica colonna sonora. Tra l'altro, è stata composta da un italiano, Nino Rotamentre alla direzione c'era un altro italiano, Carlo Savina. L'Italia ha sempre sfornato talenti, non c'è che dire.

2) Cast




Il cast è qualcosa di unico. Marlon Brando e Al Pacino fanno urlare al miracolo, ma come dimenticarci di James Caan e Robert Duvall? Al Lettieri e Diane Keaton? E Lenny Montana? Lenny, il povero Lenny che interpretava Luca Brasi, era talmente emozionato di dover recitare con Brando che gli sceneggiatori dovettero riscrivere la parte per adattarla al suo stato d'animo, ma Brando poco se ne fregò e lo accolse con un bigliettino attaccato in fronte con su scritto… di andare a quel paese.

3) Tette di Apollonia




È l'unica scena di nudo del film (per non dire di tutta la trilogia), quindi... una nota positiva alle tette di Simonetta Stefanelli!

Pro romanzo


1) Infodump



Di solito odio gli infodump, quelle digressioni più o meno lunghe che distraggono il lettore dall'azione principale. Ma qui non si possono non amare. Sono così belli che da uno di questi è stata basata almeno metà della trama de Il Padrino - Parte II. Parliamo…

2) Il passato di don Corleone



... del passato di Vito Andoini, che in America ha assunto il cognome del suo paese natale, Corleone. Ad interpretare il futuro padrino è stato niente di meno che Robert De Niro.

3) Bocchiccio

Un altro infodump che mi ha affascinato è quello della famiglia Bocchicchio. Non sono mafiosi nel senso stretto del termine, ma vengono usati come garanzia per i trattati importanti. Ad esempio, Tattaglia e Corleone sono in guerra e vogliono fare la pace? Scelgono i Bocchicchio come garanzia. Un Bocchicchio va dai Tattaglia e un altro dai Corleone. Se una delle due famiglie, ad esempio Tattaglia, uccide l'ambasciatore Corleone, questi sono tenuti ad uccidere il Bocchicchio lasciato in custodia. La rabbia del resto della famiglia Bocchicchio, però, non si concentra su chi ha ucciso materialmente il congiunto ma sulla famiglia che ha rotto l'accordo. A quanto pare, nessun clan ha piacere di iniziare una faide con i Bocchicchio…

E voi? Avreste inserito altre scene? Fatecelo sapere con un commentino qui o sulla pagina facebook!

- Ruel

giovedì 14 gennaio 2016

Alan Rickman, RIP Severus Piton



Oggi, 14 gennaio 2016, è morto a 69 anni dopo una strenua lotta con il cancro Alan Rickman, conosciuto come Severus Piton.
Un attore inglese che però ha svolto altri ruoli importanti e, mentre Internet lo ricorda con la frase erroneamente attribuita a lui:
Quando avrò 80 anni e sarò seduto sulla mia sedia a dondolo, leggerò Harry Potter. E la mia famiglia mi chiederà: Dopo tutto questo tempo? E io dirò: sempre. 
 noi di Storici&Salottiere vogliamo ricordarlo anche per gli altri personaggi che ha interpretato. Teatro, cinema... Alan Rickman è stato un vero artista della recitazione. L'ha vissuta.

Severus Piton

Colonnello Rickman, Ragione e Sentimento
Metatron, Dogma
Richis, Profumo
Funeral urn, Beckett on film

RIP Alan Rickman, sei stato un grande attore e so che continuerai a recitare anche dopo la morte, se esiste un'aldilà. 
Noi ti ricorderemo. Always

- Lynn

domenica 18 ottobre 2015

SUBURRA: incontro ravvicinato con Spadino



Il 14 Ottobre 2015 è uscito nelle sale cinematografiche Suburra, di Stefano Sollima, già noto al piccolo schermo con “Gomorra – la serie” e “Romanzo criminale – la serie” e al grande schermo con “ACAB”. La sera stessa ero incollata alla poltrona del cinema: due ore intense di alta tensione tra corruzione, sesso e criminalità nella città eterna, Roma. Sullo sfondo, nel corso di tutte le vicende, l'accattivante brano degli M83, "Outro".
Ho avuto il grandissimo piacere di scambiare quattro chiacchiere con Giacomo Ferrara, mio conterraneo, nel ruolo di Spadino, un giovane Rom, spavaldo e arrivista, che cerca ingenuamente di inserirsi in un sistema più grande di lui.

Giacomo Ferrara alla presentazione di "Suburra"

Classe 1990, originario di Villamagna (Chieti), Giacomo ha sempre avuto una naturale predisposizione per l’arte: ha cominciato con spettacoli d’intrattenimento nell’albergo di famiglia “Mammarosa” a PassoLanciano (Ch) e ha proseguito gli studi liceali incentrati sull’arte dello spettacolo per poi approdare nell’Accademia “Corrado Pani” a Roma.

Ciao Giacomo o, meglio, Spadino! Raccontaci di questo personaggio.

Spadino è il fratello del capoclan di una famiglia di zingari, gli Anacleti. Nel film non si comprende in pieno il suo ruolo all’interno della malavita. Riesce a risolvere alcuni problemi e gli capiterà un’occasione per avere un momento di gloria, cercando di sfruttarlo al meglio delle sue possibilità e facendo anche dei passi falsi che lo porteranno a subire conseguenze estreme.

Lavorare con Sollima, uno dei più grandi registi italiani del momento, deve essere stato un vero onore!

"Spadino" sul set con il regista Stefano Sollima
Stefano, dal punto di vista tecnico, è un grande regista - fa delle inquadrature molto istintive rispetto a quello che sente al momento-, ma, soprattutto, ha la grande capacità di saper lavorare benissimo con gli attori. Sa esattamente cosa vuole e riesce a lavorare sulle sensazioni portando gli attori al massimo delle proprie capacità. È molto pignolo; già dai provini abbiamo lavorato sui pensieri del mio personaggio. Mi ha aiutato tanto sul set avere un regista come lui, essendo questa non la mia prima parte sul grande schermo, ma la più importante.


Un cast importante in “Suburra”; cosa vuol dire recitare insieme ad artisti del calibro di Claudio Amendola, Pierfrancesco Favino ed Elio Germano?

Oltre a essere grandissimi professionisti sono persone molto tranquille, umili. Ovviamente non ho approfittato troppo di questo, non cercavo di dargli troppa confidenza sul set, ma sono stato assolutamente a mio agio. Un bel lavoro di squadra; quando ci sono dei professionisti così sul luogo di lavoro non senti la loro “importanza”, ma sei a tuo agio e loro ti aiutano a lavorare al meglio.


Cosa hai provato al primo ciak?

La prima scena  girata è stata quella con Pierfrancesco Favino; ero agitatissimo. Con Sollima si fanno tantissimi ciak; vuole sempre il massimo e anche quando la scena è perfetta, cerca ancora il meglio. Il suo scopo era che si aspirasse sempre al massimo delle proprie capacità, dando il tempo necessario. Questo è stato possibile anche grazie alla produzione che lo ha lasciato lavorare con i tempi da lui richiesti.

Pierfrancesco Favino e Giacomo in una scena del film

Sei andato al cinema? Com’è stato rivederti sul grande schermo?

L’ho già visto due volte e probabilmente lo rivedrò ancora! È una grandissima emozione, come sempre, vedere che il tuo lavoro è apprezzato. Sapere di essere lì, ma non rendersene conto fino a quando non ti rivedi sullo schermo...È un’emozione bellissima, soddisfacente.
 
Non sei nuovo sulla scena: ti abbiamo visto al cinema con “La prima volta di mia figlia” di Riccardo Rossi e a teatro con “L’ultima notte” e “Il sogno di una vita”, entrambi di Alessandro Prete.
 
“La prima volta di mia figlia” è totalmente diverso da “Suburra”. È una commedia in cui interpreto Riccardo da giovane, a 19 anni; un personaggio alla prima esperienza sessuale, secchione e nerd che si ritrova a fare ripetizioni con la più carina delle scuola e, in un modo o nell’altro, riesce a flirtare con lei. Comunque reputo l’inizio della mia carriera professionale il primo spettacolo “l’ultima notte”, del 2013, un testo contemporaneo che parla di orfani che vivono quella che potrebbe essere la loro ultima notte in orfanotrofio; si tratta di orfani di borgata che parlano romano, sono coatti, ognuno con le proprie dinamiche e caratteristiche che trovano risposte alla vita in maniera diversa. È stato successivamente rimesso in scena in una versione più estesa con “il sogno di una vita”, una specie di secondo atto in cui gli orfani vivono i loro 30 anni e ritrovano l’amicizia. Ho interpretato due personaggi diversi, il primo più coatto e simpatico, mentre nel secondo ero un “poeta maledetto”, sensibile e timido, che aveva come sfogo la scrittura.

Ti senti più legato al teatro o al cinema?

Sono due cose indispensabili, secondo me. Il teatro ti fa crescere tanto perché ogni sera devi riprodurre quella stessa sensazione e devi trovare il modo di farla arrivare al pubblico e questa cosa ti riempie di stimoli nuovi e ti incuriosisce; apre molto gli occhi. Il cinema ha sicuramente un fascino particolare, una magia tutta sua; fin dai cartoni animati che vedi da piccolo sembra un mondo dei sogni, incantato! Non mi sento di escludere nulla.

Grazie Giacomo!

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Sher