giovedì 19 novembre 2015

Intervista a Mariachiara Cabrini, autrice del romanzo Lie4Me



1.Parlaci un po' di te. Cosa fai nella vita?

Salve a tutti, mi chiamo Mariachiara Cabrini e sono nata a Mantova nel 1982. Sono una lettrice accanita fin da piccolissima (mi definisco una lettrice compulsiva) e, durante gli anni del liceo, ho iniziato anche a dedicarmi alla scrittura, cercando di dare sfogo alla mia fin troppo fervida fantasia. Sono laureata in Storia dell’arte e lavoro in un ente pubblico allo sportello anagrafe, ma nel tempo libero porto avanti il mio hobby della scrittura e ormai da nove anni gestisco un blog dedicato alle mie letture: “L’arte dello scrivere… forse” con il nick name di Weirde. Leggo in lingua originale in inglese da diversi anni e questo mi ha permesso, e mi permette tutt'ora, di leggere serie inedite o rimaste incomplete in Italia. Mi piace molto il genere urban fantasy, che ho scoperto grazie al telefilm Buffy, e tra le autrici che per prime mi hanno fatto innamorare di questo genere, oltre ai pilastri Anne Rice e Laurell K. Hamilton, devo citare assolutamente Christine Feehan e Keri Arthur. A onor del vero però leggo un po’ tutti i generi anche se quelli che preferisco sono il fantasy, l’urban fantasy, il giallo storico, il romance storico, il paranormal, lo steampunk e lo sci-fi. Il mio mito è Jane Austen, mentre tra le scrittrici contemporanee i miei miti sono Mary Balogh e Lois McMaster Bujold. Adoro le trame anticonvenzionali, i vampiri e i romanzi con eroine non bellissime, ma sorprendentemente in gamba. Odio gli zombie, ho provato un sacco di volte a leggere libri con zombie, ma proprio non mi piacciono, anche se la trama mi attira, il fattore bleah degli zombie annulla tutto.

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2.Sei anche una blogger. Ci parli un po' del tuo blog?

L’arte dello scrivere… forse è nato per puro caso, giusto per poter parlare con una mia amica sulla piattaforma Splinder (all’epoca facebook non esisteva ancora, o se esisteva in Italia non si era ancora diffuso). Però mi sembrava uno spreco avere creato uno spazio online e non usarlo, così ho deciso di riempirlo parlando dei libri che leggevo. Non credevo qualcuno l’avrebbe mai letto, anche perché in Italia a leggere siamo così pochi! Invece la gente lo leggeva e mi poneva domande o chiedeva consigli su che libri leggere. Leggendo in lingua inglese potevo anche parlare di libri inediti in Italia e questo creava ancora più curiosità. Poi con altri blogger amanti dell’urban fantasy  abbiamo organizzato una petizione per portare in Italia autori di quel genere, e la cosa, be' ecco, all’epoca tieni conto che era una novità, eravamo credo nel 2008/2009, e c’era il fenomeno Twilight ad aiutarci. E grazie a questo finalmente iniziarono a venire tradotte e pubblicate anche in Italia Christine Feehan e Keri Arthur, per citare dei nomi noti.
E fu così che l’urban fantasy ebbe la sua epoca d’oro anche da noi, che purtroppo però sembra finita ormai, anche se io gli resto fedele. E continuo a portare avanti il mio blog anche se nel frattempo Splinder ha cessato di esistere e mi son dovuta trasferire su Tumblr. Non ho mai ingrandito il blog per scelta personale, né ho mai coinvolto altre persone nella sua gestione, è nato come qualcosa di mio, di personale appunto e anche se questo mi impedisce di poter fare più post o tenerlo più aggiornato per questione di mancanza di tempo, mi piace così com’è nel suo piccolo. Se vorrete passare a trovarmi, mi farete solo piacere.

3.Quando hai capito che la scrittura era la tua strada?

Ho sempre amato leggere a quanto ricordo, mio padre mi rinfaccia ancora che da piccola ed ancora incapace di leggere da sola pretendevo mi leggessero e rileggessero le favole ancora e ancora senza mai stancarmi. Poi alle elementari cominciai a scrivere delle storie mie, conservo ancora sei o sette quaderni pieni di storie, non ho ancora avuto il coraggio di riprenderli in mano, però. All'inizio erano tipo dei copioni che mettevo in scena per le mie barbie, poi dei copioni per i personaggi dei cartoni, insomma mi piaceva l'idea di comandare ai personaggi e dire loro quello che dovevano fare.
Poi l'adolescenza mi ha zittita e solo alle superiori ho ripreso a scrivere e a 17 anni è nata la prima bozza embrionale di Imprinting love, che però allora si intitolava Quello che vuoi. Poi dopo aver aperto il mio blog nove anni fa ho trovato il coraggio di iniziare a scrivere sul serio. Per me scrivere è principalmente uno sfogo. Ho in testa tante storie, nate da sogni o semplicemente da me stessa e dalla mia vita (lavorare a uno sportello pubblico ti mette a contatto con tante persone e tante realtà) e se non scrivessi, la testa mi scoppierebbe. Diventare scrittrice non è stata una scelta consapevole, ma un bisogno. Pubblicare ciò che scrivevo invece è stato ben più complicato. Il coraggio mi è arrivato solo dopo anni, spinta da un concorso Mondadori e solo grazie al mio blog, che mi aveva già fatto provare l’ebrezza di veder giudicato dagli altri ciò che scrivevo. Cosa non sempre piacevole…eppure ne vale la pena. Pubblicare il tuo primo libro ti da una sensazione unica
Ricordo ancora che mi sentivo come se mi fossi tolta un macigno dalle spalle eppure al tempo stesso il terrore di esporlo agli altri mi attanagliava.....mi sentivo come una madre che accompagna il figlio al primo giorno di scuola felice di vederlo cresciuto, ma spaventata dal distacco e da ciò che può succedere al suo bambino cosa gli altri potranno fargli e dirgli.... e la tempo stesso ero felice



4.Cosa o chi ti ha ispirato per Lie4Me?

L’idea per la sua trama risale al 2012 quando, navigando su internet, scoprii per caso un concorso piuttosto anomalo. Si trattava dell'iniziativa ‘Scrivi un film per Geppi Cucciari’  promossa da Bottega Finzioni - la scuola di narrazione fondata a Bologna da Carlo Lucarelli. L’obiettivo era quello di trovare un soggetto per un nuovo film con Geppi Cucciari.
La partecipazione all'iniziativa era gratuita e le parole dell'attrice, riportate su un giornale online, mi convinsero a tentare a partecipare anche se non sapevo nulla di sceneggiatura. Dopotutto volevano solo descrivessi in poche righe l'idea per un film, e se c'è una cosa che non mi manca è la fantasia, perciò perché non tentare?
“La scuola di scrittura di Carlo Lucarelli mi ha proposto una cosa bellissima – affermava Geppi Cucciari - e cioè di provare a far scrivere ai futuri allievi dei soggetti di film per me. Devo dire che l’idea di collaborare con dei giovani, in un momento in cui mancano più le occasioni che i talenti, è una cosa che mi fa molto piacere. Per cui se avete un’idea, un soggetto di un film che pensate possa andare bene per me, voi mandatelo. Vorrei una storia che faccia ridere ma non soltanto. Vorrei una storia in cui ci si riconosca ma non troppo perché sognare rimane una cosa importante quando si va al cinema. Se poi avesse un retrogusto amaro sarebbe davvero la sceneggiatura ideale perché nella vita niente ha soltanto un colore. ”
Riflettendo sulle parole di Geppi, sui suoi ruoli comici e su ciò che io avrei voluto vedere al cinema, mi venne la stramba idea di una storia la cui protagonista mentiva, non per natura, divertimento od opportunismo, ma seriamente per lavoro, e questo la portava ad avere una serie di avventure ridicole, ma al tempo stesso significative per una sua crescita durante il film. Sarebbe stata una storia con una morale, nonostante la protagonista all'inizio avrebbe avuto una moralità atipica, e decisi di intitolare il mio soggetto: L'aggiustatrice di vite.
Diciamo che l’ispirazione mi è venuta un poco dal Dr. House e dal suo mantra: tutti mentono, un po’ dalla mia esperienza di sportellista che mi ha fatto scoprire che effettivamente le bugie sono all’ordine del giorno, per abitudine spesso più che per bisogno, e poi dai libri di Stephanie Plum della Evanovich.
Inutile dire che non vinsi il concorso, ma l'idea mi ronzava troppo in testa per non svilupparla. La protagonista era lì che scalpitava pronta a vivere le sue avventure e non accettava di essere frenata, così in poco più di un mese buttai giù tutta la sua storia. Il primo libro almeno, poiché in realtà avevo già in mente una trilogia a lei dedicata e le bozze per i due seguiti sono già sul mio computer.

è una verità base della condizione umana che tutti mentono.
L'unica variabile è su cosa


5.Qual è la cosa più difficile nello scrivere un romanzo?

Credo che sia soggettivo per ogni scrittore. Nel mio caso scriverlo, letteralmente. Le idee mi vengono senza problemi, ho già in mente dialoghi, scene, come se avessi un film intero in testa, il grosso problema è trovare il tempo per metterle per iscritto. Tra lavoro e vita privata ritagliarsi del tempo, e ne occorre tanto per scrivere qualcosa di decente, non è semplice. A volte è la voglia stessa che manca. Si torna a casa stanchi, magari con gli occhi che già dolorano a forza di fissare il computer sul luogo di lavoro, e l’ultima cosa che vorresti è tornare davanti allo schermo per scrivere. Trovi mille scuse, ti distrai, fai delle lunghe pause, leggi, invece di scrivere, e intanto il tuo romanzo non va vanti. Io poi che sono pigra per natura, mi devo proprio sforzare a volte. Ma se voglio scrivere devo farlo, o tutte le idee strane che mi frullano in testa non vedranno mai la luce.

6.Progetti futuri?

Per il motivo di cui sopra, ho sempre in ballo mille progetti futuri e pochi progetti conclusi! Ho un file che contiene idee  e prime bozze per almeno dieci libri, ma al momento però sto cercando di concentrarmi sui due seguiti di Lie4me che ho già iniziato a scrivere.

7.Un consiglio per gli aspiranti scrittori?

Oddio, anche io lo sono perciò direi: anche io sono sulla vostra stessa barca perciò vi capisco. Non arrendetevi e anche se vi diranno che non avete talento o non andate bene per loro continuate a scrivere, poiché non si scrive per orgoglio o superbia o per mangiare, ma per raccontare, perciò finché avrete storie da raccontare voi scrivete. Detto questo, la prima regola per scrivere un libro decente è ricontrollare e rileggere fino alla nausea, farlo leggere ad altri, lasciare passare del tempo e rileggere ancora e ancora. E poi leggere tanto e prendere ispirazione dai libri letti, per scrivere sempre meglio.

Grazie!
Lynn

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