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venerdì 12 febbraio 2016

LibroVsFilm: “The Crow”, dal fumetto allo schermo

“Non può piovere per sempre”
Ci sarà, nella vostra vita, un film che avrete visto decine e decine di volte, da quando eravate piccoli fino all’età più matura e che vi capita di rivedere, di tanto in tanto. Magari un film non proprio adatto al pubblico dei più piccoli, ma uno di quei film che si guardano e basta, e ti rimangono nel cuore, come una spina prepotentemente conficcata, ma che non produce dolore.
Per me quel film è “The Crow”, Il Corvo. Quasi nati insieme, il film è del 1994, diretto da Alex Proyas.
Una storia macabra che nasconde una straziante storia d’amore, da magone e occhi lucidi.


IL FILM
The Crow è la storia di Eric Draven che viene brutalmente ucciso la notte di Halloween, la “notte del Diavolo”, da un gruppo di criminali di New York: TBird, Skank, Funboy e Tin Tin. I quattro irrompono nell’appartamento di Eric e la futura moglie Shelly Webster, gettano lui dalla finestra, violentano lei e la picchiano fino a toglierle la vita. Si sarebbero dovuti sposare il giorno dopo.
Qui compare il corvo, il tramite tra il regno dei vivi e quello dei morti, in grado di far resuscitare l’anima di qualcuno per regolare i conti. È il caso di Eric, che non riesce a sopportare il dolore e la rabbia di quanto accaduto. Un anno dopo la sua morte, il corvo appare sulla sua tomba, riportandolo nel regno dei vivi, invulnerabile a causa della sua nuova natura ultraterrena, pronto a giustiziare i colpevoli e vendicare la sua amata Shelly. Fa ritorno nella sua abitazione in cui rivive i ricordi della vita con la sua amata, la quotidianità fatta di piccole cose, sorrisi, carezze. 

 Si trucca come Pierrot, indossa abiti rigorosamente scuri, elimina uno ad uno i criminali che gli hanno portato via la vita e l’amore. Nel regno dei vivi Eric incontra Sarah, giovanissima amica di Shelly, e riesce a liberare la madre della ragazzina dal mondo della droga e della prostituzione. Prima di potersi finalmente ricongiungere per sempre alla sua amata, Eric viene attirato in una trappola: viene rapita la giovane Sarah per attirare Eric che, scoperta la stretta connessione tra lui e il corvo, si indebolisce se l’animale viene ferito. Nell’ultimo scontro, però, Eric riesce ad avere la meglio, liberare Sarah e tornare definitivamente nel regno dei morti, pronto a passare l’eternità con Shelly.
La pellicola rappresenta l’ultima apparizione cinematografica di Brandon Lee, figlio del celeberrimo Bruce Lee, nei panni di Eric Draven, morto proprio durante una scena del film, a pochi giorni dalla fine delle riprese, per un errore tecnico: una pistola accidentalmente carica che ha costretto la regia a ricorrere a controfigure e accorgimenti tecnici e grafici.
Successivamente sono stati prodotti dei seguiti al film, di cui solo il secondo è un chiaro proseguimento del primo, ma con l’evidente allontanamento dalla trama e dallo stile iniziali.


Perché vedere il film? Per Brandon Lee, bellissimo e misterioso. Per la sountrack dei Cure, "Burn". Per il finale, l'emozionante ricongiungimento dei due amanti. Perché le storie d'amore, diciamoci la verità, sciolgono anche i cuori più duri, specie se dall'epilogo drammatico.

IL FUMETTO
Ho scoperto l’esistenza del fumetto, da cui è tratto il film, solo poco tempo fa. Pur non essendo appassionata del genere, mi è sembrato doveroso cimentarmi nella lettura di ciò che ha dato ispirazione a uno dei miei film preferiti. Creato tra il 1981 e il 1989, il fumetto di James O’Barr non ha ottenuto immediatamente il successo sperato: lo stile narrativo e grafico dell’autore è troppo distante dai canoni accettati dalle major americane. Solo nel 1989 la Caliber Press, casa editrice che non naviga in buone acque, decide di prendere in considerazione il fumetto. La vera e propria consacrazione, però, arriverà solo con l’uscita del film.

Alla soglia della gloria trova la morte che gli porge le mani e gli sussurra..."Ora...Torna a casa, ora" "Tra breve" risponde lui.

Figlio della nuova cultura punk rock, James O’Barr trae ispirazione da un drammatico episodio di cronaca che lo segnerà profondamente: una coppia uccisa nel corso di una rapina per un anello di fidanzamento da appena trenta dollari. Il fumetto sarà la sublimazione del dolore causato anche da un precedente lutto. Ed ecco “The Crow”, dallo stile tetro e drammatico, romantico ed estremamente violento, in cui si fondono splendidamente i ricordi di Eric legati alla sua vita con Shelley e la sete di vendetta che lo porterà ad uccidere i responsabili dell’uccisione dei due amanti. Il fumetto è pura poesia, Eric recita continuamente versi prima di commettere gli omicidi, con lo sguardo severo di chi non perdona.
"Le maree del peccato si fanno sempre più vicine e lucenti, le ore appesantite, sempre più grevi/e le ombre sorridono, scure e selvagge/ è quando speranza e desiderio crollano, l'arco dei sogni discende nella disperazione/ quando gli amanti innocenti danzano come angeli nel fuoco/ è quando la notte cade, come un martello sull'incudine, e la sola ben accetta assoluzione  è la brutalità ereditata/ una singola nota risuona ancora e ancora e ancora."

Del fumetto ho adorato la differenza grafica tra le scene in città in cui Eric è alla ricerca della banda criminale, dai tratti duri e decisi, e la delicatezza con cui sono rappresentati i ricordi della vita prima della morte, quasi in dissolvenza, evocativi e tenerissimi. Il mito del Corvo poggia interamente sull’estetica dark, corrente musicale e di costume sviluppatasi in Inghilterra negli anni Ottanta come evoluzione del punk rock e della new wave. Il personaggio stesso di Eric è un eroe maledetto del rock, modellato su Iggy Pop e Peter Murphy dei Bauhaus e, soprattutto, sulla figura di Jim Morrison, icona dell’immortalità rock raggiunta grazie alla morte dannata.
La storia di Eric e Shelly può essere facilmente considerato come il seguito della tragedia shakespeariana “Romeo and Juliet”, in cui Romeo si ribella al destino e, sovvertendo le leggi della natura, manda all’aria la logica e la razionalità in nome dell’amore eterno.
Molte sono le discordanze tra fumetto e film, innanzitutto la morte dei due amanti: nel film vengono uccisi nel loro appartamento e Shelly finisce in rianimazione, pur non salvandosi. Nel fumetto, invece, il delitto avviene in strada: a causa di un guasto tecnico i due sono costretti a fermarsi nel bel mezzo della notte, proprio nel momento in cui passano i criminali, strafatti e fuori controllo. Uccidono prima Eric, poi commettono ripetute violenze sessuali su Shelly fino a toglierle la vita.
Altro elemento discordante è la figura di Sarah, che nel film conosce da tempo Eric e Shelly, mentre nel film non è Sarah, bensì Sherry, che non ha mai visto Eric prima di incontrarlo sulle scale del palazzo in cui la madre e uno dei criminali consumano nottate a base di sesso e droga. Differenti sono anche le dinamiche e le tempistiche con cui Eric uccide, uno alla volta, tutti i criminali responsabili del duplice omicidio. Nel fumetto, inoltre, non viene mai dichiarato esplicitamente il fatto che Eric sia stato riportato “in vita” dal corvo dopo la sua morte. Per quanto riguarda la figura di Eric, nel fumetto è un poeta che si ciba di versi e vendetta, mentre nel film è un musicista che trova consolazione nella musica.



Ho sempre amato il film per quel particolare romanticismo “dark” che lo rende unico, non smielato, ma comunque estremamente dolce e straziante. Eric è un eroe maledetto e tormentato, giustiziere tornato dall’aldilà per saldare i conti.

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- Sher

giovedì 28 gennaio 2016

Libro vs Film: Il Padrino


Sembra assurdo, ma in giro ci sono persone ignare del fatto che Il Padrino, prima di essere un film, fosse un romanzo. Queste persone respirano la vostra aria, sono a scuola con voi, a lavoro con voi… queste persone votano, e magari hanno anche il controllo del vostro paese!

A parte gli scherzi, Mario Puzo ha scritto un romanzo che è tutt'oggi un punto di riferimento per chiunque voglia scrivere di criminalità organizzata Made-in-Italy, mentre il film è la principale ispirazione per alcuni mafiosi (si dice che fosse il film preferito Bernando Provenzano, collaboratore di Totò Riina e suo successore ai vertici della cupola), registi e sceneggiatori.

Il padrino che guardava... Il Padrino

Ma in cosa si differenziano le due opere? La trama principale è invariata quindi, per questo Libro vs Film, sarebbe il caso di fare una brevissima lista dei pro del film e del romanzo, tre a testa. Verrà preso in considerazione solo il primo film perché, nonostante i due film successivi siano considerati canonici (alla sceneggiatura ha partecipato Puzo in persona), non c'è una controparte cartacea con cui confrontarla. Non ci saranno "contro" perché… suvvia, come si fa a criticare Il Padrino?

Pro film


1) Colonna sonora



Anche se non avete mai visto Il Padrino, sicuramente avrete sentito questa fantastica colonna sonora. Tra l'altro, è stata composta da un italiano, Nino Rotamentre alla direzione c'era un altro italiano, Carlo Savina. L'Italia ha sempre sfornato talenti, non c'è che dire.

2) Cast




Il cast è qualcosa di unico. Marlon Brando e Al Pacino fanno urlare al miracolo, ma come dimenticarci di James Caan e Robert Duvall? Al Lettieri e Diane Keaton? E Lenny Montana? Lenny, il povero Lenny che interpretava Luca Brasi, era talmente emozionato di dover recitare con Brando che gli sceneggiatori dovettero riscrivere la parte per adattarla al suo stato d'animo, ma Brando poco se ne fregò e lo accolse con un bigliettino attaccato in fronte con su scritto… di andare a quel paese.

3) Tette di Apollonia




È l'unica scena di nudo del film (per non dire di tutta la trilogia), quindi... una nota positiva alle tette di Simonetta Stefanelli!

Pro romanzo


1) Infodump



Di solito odio gli infodump, quelle digressioni più o meno lunghe che distraggono il lettore dall'azione principale. Ma qui non si possono non amare. Sono così belli che da uno di questi è stata basata almeno metà della trama de Il Padrino - Parte II. Parliamo…

2) Il passato di don Corleone



... del passato di Vito Andoini, che in America ha assunto il cognome del suo paese natale, Corleone. Ad interpretare il futuro padrino è stato niente di meno che Robert De Niro.

3) Bocchiccio

Un altro infodump che mi ha affascinato è quello della famiglia Bocchicchio. Non sono mafiosi nel senso stretto del termine, ma vengono usati come garanzia per i trattati importanti. Ad esempio, Tattaglia e Corleone sono in guerra e vogliono fare la pace? Scelgono i Bocchicchio come garanzia. Un Bocchicchio va dai Tattaglia e un altro dai Corleone. Se una delle due famiglie, ad esempio Tattaglia, uccide l'ambasciatore Corleone, questi sono tenuti ad uccidere il Bocchicchio lasciato in custodia. La rabbia del resto della famiglia Bocchicchio, però, non si concentra su chi ha ucciso materialmente il congiunto ma sulla famiglia che ha rotto l'accordo. A quanto pare, nessun clan ha piacere di iniziare una faide con i Bocchicchio…

E voi? Avreste inserito altre scene? Fatecelo sapere con un commentino qui o sulla pagina facebook!

- Ruel

venerdì 11 dicembre 2015

Libro Vs Film: Animal Farm e la satira pungente

Nel 1945 quel genio di George Orwell diede vita ad “Animal farm”, romanzo satirico pubblicato per la prima volta in Italia nel 1947.

Come suggerisce ampiamente il titolo, il racconto è ambientato in una fattoria in cui gli animali si ribellano all’uomo, stremati dallo sfruttamento e dal lavoro mal retribuito. Presto i maiali Napoleone e Palla di Neve, promotori della rivoluzione contro l’uomo, prendono il controllo della gestione della fattoria creando un vero e proprio regime dittatoriale. Si formano così delle vere  e proprie classi sociali: i cani rappresentano la polizia politica e lo squadrismo, le pecore la massa facilmente manipolabile, gli animali selvatici i ladri e i mendicanti, ovvero la parte più povera della società.

Tra Napoleone e Palla di Neve, però, non scorre buon sangue e, entrambi accecati dalla volontà di prendere il controllo assoluto, danno vita a una “guerra” fatta di tradimenti e accuse infondate. La situazione degenera in occasione della costruzione di un mulino per migliorare la rendita economica della fattoria. Palla di Neve vuole esportare la rivoluzione nelle fattorie vicine, ma è costretto all’allontanamento forzato dalla fattoria, messo alle strette dai cani addestrati da Napoleone. Quest’ultimo riesce a concentrare sempre di più il potere nelle proprie mani eliminando chiunque costituisca un ostacolo per la realizzazione dei suoi progetti. Napoleone e gli altri maiali diventano talmente simili all’uomo da assumere, alla fine, sembianze antropomorfe: camminano su due zampe, indossano abiti e bevono whiskey. Il primo comandamento della rivoluzione “gli animali sono tutti uguali”, viene sostituito da 

                “gli animali sono tutti uguali, ma alcuni sono più uguali di altri”

a testimonianza della piega autoritaria del governo instaurato. Il romanzo si conclude con l’amara immagine dei maiali che bevono e ridono insieme agli umani inizialmente odiati, tanto da non essere più distinguibili agli occhi degli altri animali che osservano dalle finestre.

Tutto il romanzo rappresenta un’allegoria del totalitarismo sovietico ed ecco lo spietato e senza scrupoli Napoleone che veste i panni di Stalin e riesce ad avere la meglio sullo sfortunato Palla di Neve, per gli amici Trotsky (o Trockij), rivoluzionario che non riesce a far emergere le proprie idee.
Il lungimirante Orwell ha saputo rappresentare la complessità dei rapporti politici nella Russia della prima metà del Novecento in maniera senz’altro pungente, ma, soprattutto, accessibile a tutti, come fosse una favola.

Nel 1954 l’omonimo film d’animazione ha reso ancora più concreta la metafora orwelliana. Mancano alcuni personaggi, diverse vicende vengono modificate, ma la sostanza rimane la stessa. Ciò che salta agli occhi dello spettatore e che, sinceramente, lascia un po’ l’amaro in bocca è il finale: non più la sconfitta degli ideali marxisti, che diedero vita alla rivoluzione, e l’ascesa del potere dittatoriale di un solo maiale (o uomo?), ma la ribellione della fattoria. Il film, infatti, si chiude con gli animali che assistono al banchetto tra soli maiali e l’uccisione degli stessi con il conseguente rovesciamento del regime, mossi dal tradimento e dall’inganno. Perché questa scelta? Perché stravolgere un finale? In fondo quella di Orwell è una trasposizione letteraria di avvenimenti storici e modificare anche un solo particolare significa ribaltare il corso degli eventi.

A questa domanda provo a rispondere io, Ruel.  
Siamo negli anni '50, il periodo che vede Stati Uniti e Unione Sovietica litigare per il dominio del mondo (anche se, per fortuna, non faranno altro che mostrare i muscoli). I servizi segreti di entrambi i paesi lavorano incessantemente per danneggiare il nemico in qualsiasi modo possibile. La fattoria degli animali di Orwell rappresenta così un'occasione troppo ghiotta per non sfruttarla. E la CIA lo fa.  Finanziando in modo sostanzioso la produzione del film, come si può anche leggere più approfonditamente in questo articolo imponendo un finale che vedesse la sconfitta dei maiali/sovietici.

E, detto fra noi, l'idea fu geniale. Quale mezzo per veicolare il messaggio fu scelto un film per bambini, per educare non solo le masse, ma le masse di giovani al disprezzo verso il socialismo. Il film è anche discretamente bello, quindi recuperatelo.

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- Sher

sabato 21 novembre 2015

LIBRO vs FILM: Io sono leggenda

Io sono Leggenda. Quali sono le differenze tra film con Will Smith e libro di Richard Matheson?
Facciamo prima a dire cos'hanno in comune: titolo, esseri umanoidi che possono essere considerati vampiri o zombie, il personaggio sostanzialmente solo. E basta. Cambia perfino il senso generale della storia. Mi ricordo che, guardando il finale del film, la mia mente malata aveva pensato: "Ma non ha tantissimo senso, eh". Ho capito solo dopo aver letto il libro perché. Va da sé che ciò che sto per scrivere è uno SPOILER grande quanto una casa…

Sia film che libro trattano la storia di uomo, l'unico sopravvissuto della sua razza a causa di un morbo. Nel film, il morbo è scatenato dalla "cura contro il cancro" mentre nel libro da un non precisato batterio. I risultati di questo morbo sono, nel film, zombie mostruosi; nel libro, dei veri e propri vampiri che temono la luce del sole e l'aglio. Il povero Robert Neville è immune, sia nel libro che nel film. Ed è completamente solo, tranne per un cane che nel libro è un randagio diffidente mentre nel film è il cane domestico della famiglia Neville. Nel film, Robert cerca una cura, nel libro prova a sopravvivere e basta.

Ritorniamo agli umanoidi, che è la differenza che può sembrare a prima vista più sciocca, ma in realtà è quella più mastodontica. Nel film sono regressi ad uno stato quasi animalesco mentre nel libro sono intelligenti come gli esseri umani (in realtà, ci sarebbe anche un finale alternativo del film che fa presagire una futura evoluzione degli zombie proprio come nella sua controparte cartacea). Nel film, quindi, il loro obiettivo è solamente quello di mangiare e dormire, ovvero le necessità base di ogni animale, anche se sono in grado di provare affetto o almeno una sorta di attaccamento, per i loro simili. Nel libro, invece, sono evoluti, hanno proprietà di linguaggio e sono abbastanza intelligenti da creare una struttura societaria simile a quella pre-apocalisse, con il dichiarato intento di gettare le fondamenta per una nuova esistenza non più basata sul genere umano ma sui vampiri, che sono a tutti gli effetti la nuova razza dominante del pianeta.

Afferrata la differenza? Bene, andiamo al finale, dove si comprende meglio questa differenza.
Nel film, Robert Neville è finalmente riuscito a trovare una cura e la dà a un'altra sopravvissuta, la quale si reca verso una delle colonie umane ancora esistenti e qui consegna la cura contro il morbo. Robert Neville diventa così una leggenda per gli umani. La frase "Io sono leggenda" non viene pronunciata dal protagonista, e forse non l'ha neanche mai pensata, quindi il titolo del film mi sembrava un tantino fuori luogo.

Nel libro, Neville viene ingannato e infine catturato dai vampiri. Gli aspetta un'esecuzione pubblica perché tutti hanno paura di lui convinti che, essendo l'unico umano, possa essere una minaccia per la loro sopravvivenza. Il protagonista si rende così conto che le parti si sono invertite, che ormai è lui il "vampiro" mentre i suoi nemici sono diventati "la norma": è lui la leggenda, che verrà alimentata dopo la sua morte. Il titolo, "Io sono leggenda", è così spiegato ed ha un senso non solo logico ma, non saprei come altro definirlo, figo.

Cosa si è perso nella trasposizione cinematografica, quindi? Il film è diventato un prodotto bello e sicuramente fruibile, ma non indimenticabile. Il finale è commovente, ma non mitico. Il romanzo mette in luce la possibilità dell'uomo di essere scalzato dalla cima della catena evolutiva, fa ragionare sulla nostra esistenza passata, presente e futura più del film dove l'umanità, sebbene in pericolo, ha di nuovo la speranza di tornare alla ribalta.

In definitiva sono due prodotti simili, ma allo stesso tempo così diversi che non me la sento di suggerirne uno a scapito dell'altro: se volete intrattenervi, il film andrà benissimo. Se volete pensare, il libro è ciò che fa per voi.

- Ruel

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venerdì 6 novembre 2015

LibroVsFilm: Anna Karenina, un diamante raro [contiene spoiler]



Lev Tolstoj ha creato questo grande capolavoro nel 1877, pubblicato inizialmente a puntate su “Il messaggero russo”. Un piccolo gioiello di un immenso scrittore. Amore a prima lettura.

Un incontro casuale

Il mio approccio a questo romanzo è avvenuto durante la lettura de “L’insostenibile leggerezza dell’essere”, di Milan Kundera, che vi consiglio assolutamente di leggere. Viene citato diverse volte “in mano teneva un grosso libro, Anna Karenina”. Il riferimento di Kundera è alle coincidenze e alla circolarità degli eventi. Scrive, infatti,

“L’uomo senza saperlo compone la propria vita secondo le leggi della bellezza persino nei momenti di più profondo smarrimento. Non si può quindi rimproverare al romanzo di essere affascinato dai misteriosi incontri di coincidenze (come l’incontro tra Vronskij, Anna, il marciapiede della stazione e la morte, o l’incontro tra Beethoven, Tomas, Tereza e il cognac), ma si può a ragione rimproverare all’uomo di essere cieco davanti a simili coincidenze nella vita di ogni giorno, e di privare così la propria vita della sua dimensione di bellezza”.

Questa visione non usuale, la spiritualità che scaturisce dalla lettura del romanzo mi hanno incuriosita, tutto qui. E, quindi, ho comprato il romanzo di Tolstoj. Un insieme di poesia, dramma, narrazione.

La storia: un concentrato di amore e dolore

Ambientato nell’alta aristocrazia russa tra Mosca e San Pietroburgo, la storia ripercorre le vicende legate alla vita e agli amori di un gruppo di persone, legate tra loro da legami di parentela e amicizia.  
Keira Knightley nei panni di Anna Karenina

Anna Karenina è sposata con l’ufficiale governativo Karenin, uomo dedito al lavoro, apparentemente privo di comprensione e amore nei confronti delle persone a lui vicine, verso il quale Anna non prova alcun sentimento.
Anna, sotto richiesta del fratello Stiva, fedifrago e amministratore delle finanze familiari non idoneo al compito, si reca a Mosca per tentare insieme a lui di convincere la moglie Dolly a non andarsene di casa, dopo la scoperta dell’ennesimo tradimento. Nel frattempo, arriva a Mosca anche il giovane Levin, proprietario terriero, per chiedere in sposa la bella sorella minore di Dolly, Kitty, che rifiuta la proposta, essendo innamorata del conte Vronskij. Quest’ultimo, però, nonostante l’infatuazione nei confronti della giovane donna, non ha, almeno momentaneamente, intenzione di sposarsi. Alla fine, l’amore trionfa tra Kitty e Levin.

Proprio a Mosca ci sarà l’incontro che cambierà il corso degli eventi. Anna e Vronskij si incontrano e si innamorano, senza un apparente motivo razionale. Iniziano una relazione clandestina e pericolosa, la passione sfocerà in una gravidanza da giustificare.

"Egli si trovava ovunque potesse incontrare la Karenina e, quando le circostanze glielo permettevano, le parlava del proprio amore. Ella non l'incoraggiava; ma nel suo spirito, ogni volta che lo vedeva, divampava quello stesso senso di animazione che l'aveva invasa fin dal primo giorno in cui l'aveva incontrato in treno; ed essa stessa si rendeva conto di come, appena lo scorgeva, la gioia le si accendesse negli occhi e affiorasse nel suo sorriso, senza tuttavia essere in grado di smorzare l'espressione di quella gioia.
Nei primi tempi dopo il ritorno, era sincera nel credere d'essere scontenta dell'insistenza di Vronski; ma una volta, non avendolo incontrato a un ricevimento dove contava vederlo, capì chiaramente, dalla tristezza che le invase l'anima, di aver ingannato se stessa; l'insistenza di quell'uomo non solo non le era fastidiosa, ma costituiva per lei tutto l'interesse della vita."

La relazione verrà palesata durante una corsa di cavalli in cui Vronskij è vittima di un incidente: l’angoscia di Anna viene captata da tutto il pubblico presente, indignato, e dal marito Karenin. Anna chiede al marito il divorzio che, al contrario, le chiede di tenere nascosta la relazione per salvare le apparenze, minacciandola di non lasciarle più vedere il figlio Serëža, l’unico legame con l’uomo. Successivamente, lo stesso Karenin, ritenendo insostenibile la situazione, comincia a pensare all’idea della separazione che viene abbandonata dopo le complicazioni legate al parto che porteranno Anna quasi alla morte. Interviene quindi Stiva che cerca di persuadere Karenin in merito al divorzio; le condizioni di Anna migliorano e, insieme a Vronskij, parte per l’Europa. 
Con il passare del tempo, l’esasperata gelosia della donna incrinerà il rapporto tra  i due amanti, così decidono di tornare in campagna. Esasperata dal dolore e dall’umiliazione, Anna si reca in visita da Dolly e Kitty, dopodiché arriverà al gesto estremo, lanciandosi sotto un treno in corsa.


La potenza della capacità descrittiva

Si sa che la letteratura russa ha un debole per le descrizioni paesaggistiche che occupano pagine e pagine e pagine. Beh, Tolstoj in questo è un Maestro.
Prima di accostarmi alla lettura ho raccolto un po’ di pareri in merito al romanzo: l’opinione pubblica è divisa tra il “mattone senza fine” e “un capolavoro di finezza ed eleganza”. Andando oltre il mio scetticismo, mi sono letteralmente innamorata di ogni singola parola impressa sulla carta, divorando le quasi mille pagine in pochissimo tempo, tanto che ho concluso con il magone sia per il finale drammatico sia per la consapevolezza di essere arrivata al termine.
La considerevole lunghezza del romanzo ha permesso all’autore di caratterizzare al meglio i personaggi, i luoghi e gli avvenimenti che in un susseguirsi di eventi in un climax ascendente da fiatone riescono a far sognare il lettore con la storia d’amore dei due amanti Anna Karenina e l’ufficiale Vronskij.

Levin, a lavoro nei suoi campi

In particolare, nella terza parte, narrante la vita rurale nella tenuta di Levin, ci sono, a mio avviso, le descrizioni più suggestive di tutto il romanzo: il duro lavoro nei campi inserito in un paesaggio quasi surreale.


"Il vecchio, che era stato a sedere accanto a lui, già da tempo se n'era andato; la gente si era tutta dispersa. Quelli che abitavano vicino erano andati alle loro case e quelli che stavano lontano s'eran raccolti per cenare e dormire sul prato. Levin, inosservato, continuava a starsene sdraiato sulla bica e a guardare, ad ascoltare e riflettere. La gente che era rimasta a passar la notte nel prato, non dormì quasi, in quella breve notte estiva. [...] Tutta la lunga giornata di lavoro non aveva lasciato in quei contadini altra traccia che l'allegria. Prima dell'alba tutto si chetò. Si udivano solo l'incessante gracidare notturno delle ranocchie nella palude e lo sbuffare dei cavalli in giro per il prato nella nebbia levatasi all'alba. Rientrato in sè, Levin si alzò dalla bica e, guardate le stelle, capì che la notte era passata."


Trasposizioni cinematografiche: chi più ne ha, più ne metta

Personalmente, ho visto due film e una serie televisiva ispirati al romanzo. Nessuna regge il confronto, vuoi per questioni temporali (riportare tutte le scene dal libro alla pellicola sarebbe impossibile), vuoi perché quando leggi, crei già un film in testa, vuoi perché, spesso, il potere delle parole è nettamente superiore a quello delle immagini.

Scena del film di Wright, 2012
Partiamo dal più recente. Uscito nelle sale nel 2012, diretto da Joe Wright, il cast comprende attori del calibro di Keira Knightley nel ruolo di Anna, Aaron Johnson nei panni del conte Vronskij e Jude Law che interpreta il freddo Karenin. Decisamente più scenica e moderna l’impostazione cinematografica, particolarmente ricche di pathos la scena del primo ballo tra Anna e Vronskij, durante la  quale il tempo sembra fermarsi attorno a loro, così come l’intrusione notturna di Anna nella propria casa in visita al figlio Serëža, al quale avevano raccontato che la madre fosse morta. 
Estrema commozione. La Knightley, poi, non si smentisce mai, perfetta nei ruoli drammatici. Tenerissima la scena in cui Kitty dichiara il suo amore per Levin, utilizzando l'espediente di un gioco da tavolo.  Voto: 7,5

La versione del 1997, diretta da Bernard Rose, vede protagonisti Sophie Marceau e Sean Bean, nei ruoli, rispettivamente, di Anna e Vronskij, ed è la prima versione statunitense ad essere girata in Russia. Seppur abbastanza datata, anche qui non mancano le principali scene dell’escalation dei sentimenti contrastanti ed esasperati di Anna che la porteranno al suicidio. Tuttavia, la figura di Anna, non mi ha particolarmente emozionato, nonostante la drammaticità degli eventi. Forse perché è la prima versione che ho visto, fresca del libro e della miriade di dettagli che nel film mancano. 
Voto: 6
 
Scena dal film di Rose, 1997

Infine, la miniserie televisiva di due puntate, del 2013. La nostrana Vittoria Puccini interpreta Anna. Non mi ha fatto impazzire; ho preferito le versioni cinematografiche. Qui non ho nulla di particolarmente importante da dire, se non che, nonostante pecchi di tanti accorgimenti che avrebbero reso meglio le vicende, non sono riuscita a vedere la Puccini come Anna, ma inevitabilmente come Elisa di Rivombrosa. Scusate. Voto: 6    

Tutti e tre, in un modo o nell’altro, hanno colto gli aspetti fondamentali e più intrinsechi della personalità di Anna, non semplicemente una donna in lotta contro un odiato marito, ma una donna dilaniata dall’amore disperato verso un uomo che, in cuor suo, sa che non potrà mai essere suo per sempre, e verso il figlio, l’unica reale consolazione in un mondo non adatto a lei.

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Sher
 

venerdì 30 ottobre 2015

LIBRO VS FILM: Twilight, e combattete!


Sì, ho letto tutti i libri della saga Twilight e sì, ho visto anche tutti i film. Mi sono approcciato ai libri nel solito modo: stavo cercando qualcosa da leggere per l'estate, avevo preso una delle settecento copie in mostra di Twilight e ho letto questa frase:

 "Di tre cose ero del tutto certa. Primo, Edward era un vampiro. Secondo, una parte di lui, chissà quale e quanto importante, aveva sete del mio sangue. Terzo, ero totalmente, incondizionatamente innamorata di lui"

Da fan sfegatato di Buffy - L'ammazzavampiri, ho pensato che questo fosse un libro sulla stessa falsariga. Volevo solo qualcosa per l'estate, mica un capolavoro. Comunque, non mi era dispiaciuto. Aveva assolto alla sua funzione di intrattenermi. Successivamente ho comprato tutti e tre insieme. Il secondo mi ha fatto schifo. Poiché li avevo già comprati tutti, mi dispiaceva non leggerli. Il terzo pure è bruttino. Il quarto... meh. Niente di che.

Ritengo che la Meyer sia una brava narratrice, in grado di toccare le corde delle donne, ma nulla più. Quando è uscito il film, Twilight, mi ci sono accostato con un minimo di curiosità.
E niente, faceva più schifo del libro. Molto di più.

Il motivo stava da rintracciare essenzialmente nei protagonisti. Kristen Stewart e Robert Pattinson non assomigliavano neanche lontanamente all'immagine che mi ero fatto leggendo il libro. La Bella del film non aveva un minimo di personalità, sembrava totalmente in balia degli eventi senza che potesse fare nulla per modificarli. Edward semplicemente un povero pazzo.

Questa volta non ho ripetuto l'errore e non ho visto gli altri film.
Almeno fino a qualche mese fa.

Mia sorella mi aveva convinto a dare una possibilità a Twilight e decisi di vedermi la saga quando l'hanno trasmessa su Canale 5. Per l'amor del cielo, l'impianto è quello dei libri della Meyer, quindi non mi aspettavo granché, ma devo dire che i film hanno sopperito una grande falla della Meyer: i combattimenti.

L'autrice non è molto brava con le scene d'azione e si limita a descriverle, senza metterci anima. O, peggio, fa svenire Bella nel momento clouI film mostrano il lato violento della saga, proprio ciò che ci si aspetta da un film con vampiri e lupi mannari. Proprio i lupi sono forse la cosa più bella: le trasformazioni, i modi in cui si muovono, il modo in cui comunicano e trasmettono il senso di branco, è semplicemente perfetto.

Lo stesso si può dire per la battaglia finale. Anche se solo immaginata, e pur sapendo come sarebbe andata a finire, sono rimasto col fiato sospeso per tutto il tempo, incapace di muovermi o anche solo di sbattere le palpebre. Era talmente inaspettato e talmente bello che non potevo fare altro che ammirare come crepavano, uno dopo l'altro, vampiri e licantropi.

In sostanza, se proprio dovessi scegliere tra libro e film, opterei per la lettura di Twilight e per la visione di New Moon, Eclipse e Breaking Dawn.

P.S.: Alice è figa. Varrebbe la pena guardare i film solo per lei.



- Ruel

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da PensieriParole <http://www.pensieriparole.it/frasi-film/t/twilight-(2008)/citazione-73132>

venerdì 23 ottobre 2015

LIBRO VS FILM: memorie di una geisha, doppio capolavoro


C'è chi conosce Memorie di una geisha grazie al film, chi ha approfondito con il romanzo. In entrambi i casi non si è perso nulla. Non perché siano uguali, ma in quanto sono piccole opere d'arte a sé, ognuna in modo diverso.


Il libro 

L'autore, Arthur Golden, ha scritto un romanzo avente come protagonista una donna. La storia è in prima persona e fa pensare che dietro a quelle parole ci sia una mente maschile.

Uscito nel 1997, il romanzo racconta il mondo delle geishe che viene definito anche mondo fluttuante: una realtà che fluttua distaccata e parallela dal mondo reale, dove l'uomo può perdersi in mezzo ad arte, bellezza e anche amore. Ma ci sono dei particolari nel libro, come la 'vendita della verginità' di una geisha, che pare sia stata vista come diffamazione del mestiere in sé (per questo, l'autore è stato denunciato per violazione di contratto dalla geisha che l'ha aiutato nella stesura del libro).

Quando Mameha mi assegnò il nuovo nome sentii la piccola Chiyo sparire dietro una maschera bianca con labbra rosse. Ormai ero una maiko, un'apprendista geisha. Da quel momento dissi a me stessa: quando preparo il tè, quando verso il sakè, quando danzo, quando lego il mio obi, sarà per il direttore generale, finché non mi troverà. Finché non sarò sua...
La storia parla della piccola Chiyo che viene venduta dal padre assieme alla sorella. Lei viene comprata da una casa da geishe per la particolarità dei suoi occhi azzurri su viso orientale, mentre la sorella viene acquistata da un bordello.

Dal paesino di pescatori che era Yoroido si ritrova in un mondo di sete e trucchi. Dopo un primo momento di rifiuto, abbandonata dalla sorella Satsu, accetta di lavorare come serva della casa, dato che durante il tentativo di fuga la padrona della okiya, la casa, si è rifiutata di continuare a pagarle l'istruzione da geisha. Ma l'incontro con un industriale di una compagnia elettrica le farà vedere la bellezza di un mondo così affettato, e anni dopo la grande geisha Mameha la richiederà come apprendista personale, per trasformarla in poco tempo nella migliore geisha del quartiere Gion. È una scommessa quella che Mameha fa con la padrona della casa, se Chiyo, in arte Sayuri, ripagherà il debito della sua acquisizione, diventerà l'erede della casa e prenderà il cognome della padrona, mentre se perderà Mameha stessa pagherà quel debito e la sua rivale, la crudele Hatsumomo, vincerà e la sua pupilla Zucca verrà adottata al posto di Sayuri. In tutto ciò, se Hatsumomo vincesse, Sayuri verrebbe sbattuta fuori di casa.

Ma la seconda guerra mondiale sta per cadere sul Giappone. Prima la devastazione, poi gli americani porteranno la fine delle meraviglie del mondo fluttuante, e la giovane Sayuri dovrà trovare il suo posto in questo nuovo mondo...

La Geisha è un'artista del mondo che fluttua: canta, danza, vi intrattiene; tutto quello che volete. Il resto è ombra, il resto è segreto.
Il romanzo si sofferma su tutti i dettagli, il lettore impara insieme a Sayuri attraverso le lezioni descritte minuziosamente, sia le abitudini che i segreti di questa figura misteriosa. Le geishe non sono prostitute, né cortigiane, ma donne che fin da piccole vengono istruite a intrattenere elegantemente chi si trattiene nelle case da tè, attraverso la danza, la musica e un intelligente eloquio. E la bellezza, ovviamente.


Il film

Il film (2005, diretto da Rob Marshall) ha avuto qualche critica per aver scelto delle attrici cinesi tra i personaggi principali. Mentre il libro punta sull'affascinare descrivendo i dettagli, qui le vere protagoniste sono le emozioni. Lo spettatore s'innamora di queste donne ricoperte di seta, piange quando Chiyo viene abbandonata, e tifa per Sayuri che lotta contro le angherie di Hatsumomo per diventare la geisha migliore di Gion.
I colori degli abiti sono meravigliosi, le interpretazioni delle attrici sono impeccabili e vedere la protagonista immergere le dita nel ghiaccio e poi suonare lo shamisen (simile al mandolino),  perché la dedizione e le sfide estreme perfezionano l'arte... è coinvolgimento e ammirazione allo stesso tempo.


LIBRO VS FILM

Ricorda Chiyo, noi geishe non siamo cortigiane, e non siamo mogli. Vendiamo la nostra abilità, non il nostro corpo. Creiamo un altro mondo, segreto... un luogo solo di bellezza. La parola geisha significa artista, ed essere geisha vuol dire essere valutata come un'opera d'arte in movimento.

La mia idea è che ci si possa godere il libro senza vedere il film e viceversa senza problemi, ma sono due esperienze diverse, una di formazione e l'altra di immersione emotiva.
Ovviamente ci sono differenze, ma queste si limitano nella possibilità del film di raccontare meglio una parte del libro. Ad esempio il debutto di Sayuri a teatro. Mentre nel libro viene descritta la scena, nel film lei danza in modo tragico ed estremizza il pathos portando a un'estasi visiva.

Questa sfida finisce alla pari, ma se avete amato il cartaceo o l'opera da grande schermo, dedicatevi a entrambe, perché un capolavoro simile dovrebbe essere vissuto a 360°.

- Lynn