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giovedì 15 dicembre 2016

Intervista a Roberta Trischitta, autrice di The Family Business - La Profezia



Un mese fa ho recensito un romanzo romantico di Roberta Trischitta, Cala il Sipario.
Dato che l'autrice ha appena pubblicato il suo nuovo romanzo, The Family Business - La Profezia, ho pensato di farle qualche domanda.
Stavolta ha lasciato in disparte il romance e si è dedicata al fantasy.

Ciao Roberta, parlaci del nuovo romanzo. 
In breve, la trama è questa.
Allison Marie Morgan ha un passato ingombrante ed un presente difficile. Al futuro nemmeno ci pensa perchè, a causa del suo "lavoro", dubita che ne avrà uno. Allison è infatti una cacciatrice del soprannaturale; una temuta ma giusta. Quando la felicità che credeva impossibile busserà alla sua porta, avrà il volto bello ed elegante del primo vampiro della storia; il millenario e potente Alpha Joseph Baxter. L'ombra di un'antica profezia però rischia di oscurare quel sentimento rendendolo più difficile di quanto già non sia.
Da dove hai preso l'ispirazione?
Dai numerosi telefilm che guardo, infatti come dico anche nella sezione “dedica” del libro, questo romanzo è un omaggio ai miei show preferiti.

Cosa ti ha spinta a cambiare genere?
Il fantasy mi ha sempre affascinata. Lo trovo un mondo misterioso e che apre ad uno scrittore varie possibilità. Non c’è quasi niente che in un fantasy non possa essere scritto e il personaggio principale di questo, Allison, ha gironzolato nella mia testa per un lungo tempo prima di vedere la luce. Dapprima è diventata protagonista di molte fanfiction, poi mi sono finalmente sentita pronta a dedicarle un libro intero, uno tutto suo. E l’ho fatto.

Hai un personaggio a cui ti senti più vicina?
Direi che c’è un po’ di me in quasi tutti i personaggi, forse quello a cui mi sento più vicina è Oliver. Non per le crisi da omicida ovviamente (ahaha) ma per l’alternanza tra voglia di “arrendersi” e voglia di lottare.

Tornerai a scrivere storie d'amore o continuerai col fantasy?
Tornerò a scrivere d’amore, anzi l’ho già fatto. Ho due romanzi pronti ma non so ancora quando vedranno la luce. Ma continuerò anche col fantasy, voglio scrivere tutto quello che ritengo bello ed interessante e non chiudermi alcuna porta.

Ma parliamo di te. Cosa ti ha spinto a dedicarti alla scrittura?
Sembrerà banale ma più di ogni cosa perché è un modo di esprimersi. Un po’ come i quadri per un pittore o le foto per un fotografo. Nella scrittura puoi travestirti di mille colori, puoi anche nasconderti a volte e magari scrivendo pensi di farlo, ma poi rileggi e ti accorgi che invece ti sei svelata fino in fondo, e che è stato facile farlo. Molto più facile di quanto non sarebbe a voce.

Secondo te, qual è la cosa più difficile mentre si scrive?
La cosa più difficile… credo creare i personaggi e farlo bene, creare personaggi coinvolgenti e originali ma anche semplici, con cui il lettore possa entrare in sintonia con facilità. E anche superare eventuali blocchi dello scrittore. Una cosa che invece proprio mi piace scrivere e che mi viene facile sono i dialoghi.

Una cosa che ti aiuta a scrivere?
La musica e anche la lettura. Mi sono accorta che subito dopo aver letto un libro scrivo con più facilità e meglio anche.

Un libro che consiglieresti?
Il piccolo principe. Credo che almeno una volta lo debbano leggere proprio tutti.

Grazie per l'intervista Roberta. Spero di averti di nuovo come ospite del salotto!
- Lynn


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martedì 8 novembre 2016

CALA IL SIPARIO, romanzo rosa di Roberta Trischitta

"Alexis Sanclaire ha una vita perfetta: un ristorante di successo, un fidanzato che ama e che la ama. O almeno così credeva... Quando Ian la lascia ad un passo delle nozze, infatti, tra il dolore e la ripresa Alexis inizia a guardare alla vita da una nuova prospettiva e molte cose che prima le sembravano chiare cominciano a non esserlo più. E proprio in questo percorso di risalita, qualcuno farà capolino nella sua vita per il peggiore dei motivi ma, in fondo, nel migliore dei modi."

Cala il sipario è il secondo libro di Roberta Trischitta, pubblicato nel 2016.
La trama l'avete letta, si spiega bene da sola. Secondo me è un libro da leggere a capitoli mentre si aspetta un'amica al bar, la sera prima di dormire o su un treno Intercity mentre si affronta un viaggio di ore e ore (come ho fatto io).
Nonostante io sia una fan di fantasy e horror, sono convinta che un libro che tratta di romanticismo sia fondamentale per rinfrescarsi l'animo. Se nella vita reale siamo dominati dallo stress, uno stacco per sognare ci vuole.

La storia si legge in fretta, lo stile è scorrevole. In poche righe ti ritrovi a Seattle, insieme ad Alexis. Ti chiedi come una donna che da sola abbia aperto un ristorante ormai in voga si sia lasciata "annullare" (usando il termine di Roberta) da un uomo che a tutti gli effetti si è rivelato un narcisista pronto a ferire gli altri, ti preoccupi per lei, ti affezioni...
Alexis è tutte noi, quando ci innamoriamo dell'uomo sbagliato e per piacergli, o per passare delle giornate tranquille (non belle, solo prive di commenti sgradevoli) scegliamo di mettere da parte qualcosa di solamente ma specialmente nostro.

I pantaloni di pelle e il rossetto di Chanel che lei ha messo nel cassetto sono i nostri 'va bene', 'come vuoi', 'nessun problema' detti in modo automatico, come una macchinetta.

Tuttavia è proprio grazie a Ian che Alexis ha incontrato quel qualcuno della trama.

Se devo pensare a una cosa negativa del romanzo, è che magari non fa evolvere alcuni personaggi come avrebbe potuto.
Prendiamo la sorella di Alexis: la si vede fare armi e bagagli incinta all'ottavo mese, pronta ad affrontare otto ore di viaggio in aereo con una madre hippie che parla come uno scaricatore di porto, pronta a salvare la sorellina dall'infelicità... e non la si vede nemmeno arrivare a Seattle. Compare solo in poche righe, quando Alexis per caso la sveglia di notte. Sarebbe stato carino saperne di più. Ma questa è una scelta che spetta sempre all'autore.

In conclusione, Cala il sipario è una love story che ricorda una fiaba, dove il Once upon a time... l'ha dato la protagonista, o meglio, ha dato questo nome al suo ristorante, e tra una spadellata e l'altra ha trovato il suo principe.
Una lettura ideale per occupare il tempo tra un impegno e l'altro.

- Lynn

Potete trovare il libro su Amazon

lunedì 14 dicembre 2015

Lo studio dietro a un romanzo e la non-verità sugli alieni. Parla Dario Giardi


Dario Giardi è l'autore del romanzo DNA per cui recentemente abbiamo scritto una recensione.
Noi di Storici&Salottiere l'abbiamo intervistato, anche sul tema degli alieni che nel suo libro ben s'intreccia col tema della religione in una storia fantascientifica un po' vera un po' finzione. 

1) Ciao Dario! Innanzitutto grazie per l'intervista. Per prima cosa vorremmo sapere cosa fai nella vita. Immagino tu non sia solo uno scrittore. 
Sono un ricercatore in campo energetico e ambientale. Ho lavorato presso istituzioni ed enti di ricerca. Fuori dal lavoro ho molti interessi. Amo la fotografia e la musica ma è nella scrittura che trovo massimo benessere. Nasco in questo campo come autore di guide turistiche. Ne ho scritte sia con la casa editrice Polaris di Firenze e sia con la Lighthouse Publisher di New York. Sono guide insolite e del mistero, dedicate alla mia grande passione: l’arte e la cultura celtica, etrusca e romana. Proprio su tali temi collaboro costantemente con riviste di archeologia misteriosa (Italia Misteriosa, Fenix, Xtimes). Per Leone Editore ho pubblicato il suo romanzo d’esordio: “La ragazza del faro”. “Dna” è il mio secondo romanzo.
Per chi vorrà seguirmi questo è il mio account twitter: www.twitter.com/dariogiardi

2) Sulla terza di copertina c'è scritto che stai preparando un film. Ce ne puoi parlare? 
Sto lavorando alla sceneggiatura di un progetto cinematografico internazionale: un film fantasy/documentario sulla civiltà celtica, prodotto da una casa di produzione svizzera.

3) Da dove è nata l'ispirazione per DNA? 

Sono un appassionato di archeologia misteriosa e di mistero a 360 gradi. Come autore di guide turistiche sono sempre alla ricerca di nuovi filoni di indagine per scoprire luoghi inesplorati del nostro territorio, simbologie e antiche civiltà. Durante queste ricerche ho scoperto che la Chiesa, tramite l’Ordine dei Gesuiti, investe somme inimmaginabili per l’osservazione del cielo e per la ricerca astronomica. L’ho trovato curioso… almeno per quella che è la mia idea di fede. Ho iniziato a pormi delle domande e da queste è nata l’ispirazione.

4) Che lavoro di studio hai affrontato per scrivere? Ad esempio: hai visitato di persona ogni sito citato nella storia? 
Ho mescolato continuamente due piani: quello della verità e quello della finzione. Tutti i siti dei ritrovamenti, i luoghi o le civiltà cui si fa riferimento nel testo, sono effettivamente esistenti e sono stati personalmente visitati e studiati. C’è molta verità, molta scienza, elementi di paleontologia, di astronomia così come di fisica quantistica. Su questi temi poi, chiaramente, si è romanzata la storia varcando il confine ed entrando nella fantascienza. In realtà, però, questo confine a mio avviso è molto soggettivo… cosa è davvero scienza? Cosa è verità?
Ho contattato esperti del settore sia per le parti relative alla paleontologia/antropologia e sia per gli aspetti più tecnici legati ad altre scienze come la speleologia. Ritengo, infatti, che per far calare il lettore verosimilmente all’interno di una situazione questa debba essere studiata nel dettaglio dalla scrittore.

5) Cosa pensi degli alieni, che in DNA sarebbero entità veramente esistenti? 
Siamo soli nell’universo?
Difficile dirlo e poi sarebbe davvero rassicurante darsi una o l’altra risposta? Cosa sarebbe più inquietante: sapere di essere davvero soli tra milioni di galassie o essere certi dell’esistenza di nostri fratelli sparsi nel cosmo?
Quando si parla di vita extraterrestre, in genere ci si divide in due partiti: chi la esclude categoricamente e chi è sicuro della sua esistenza. Il dibattito è viziato prima di tutto da un’idea di sviluppo della vita sul nostro pianeta che in realtà, anche per molti scienziati, presenta ormai molti buchi neri. Senza considerare che, abbandonando quel velo di presunzione, dovremmo accettare il fatto di non sapere nulla di cosa sia potuto accadere precisamente in miliardi di altre galassie nel corso di miliardi di anni.
La scienza e la tecnologia da sole non bastano mai. A cosa ci hanno portato? Il progresso ci ha consegnato lavori alienanti, vacanze frenetiche e ci ha lasciato un grande vuoto dentro. La cosa di cui tutti noi siamo più affamati è il significato della vita ed è proprio quello che la scienza non ha saputo fornire. Solo in parte le religioni hanno saputo riempire tale vuoto e così tutti noi continuiamo a ricercare un ‘senso’ per il nostro esistere. Non voglio dire che questo ‘senso’ debba essere necessariamente una verità. Possiamo anche solo immaginarlo ma vogliamo che qualcuno accenda la stanza buia dove sogni, speranze e verità si confondono.


6) È previsto un seguito? 
No. Sono un curioso di natura. Mi annoierei. Meglio spaziare su altri generi e altre storie da raccontare.

7) Un consiglio per gli aspiranti scrittori?
Sono un emergente anche io… posso dire che se si ha qualcosa da dire allora è giusto che si scriva. L’importante è non essere banali e non dimenticare di emozionarsi ed emozionare.

Grazie per l'intervista!
- Lynn

sabato 5 dicembre 2015

DNA: un viaggio fantascientifico alla scoperta della vera origine umana

DNA è un romanzo del 2015 scritto da Dario Giardi edito dalla Leone Editore. Lo si può definire un thriller fantascientifico, dove la ricerca di una persona scomparsa s'incrocerà con la ricerca sulla vera origine del genere umano. Perché qualcuno potrebbe aver controllato lo sviluppo del nostro dna...

1979 Molise, Italia.
Durante uno scavo viene ritrovato un reperto che nasconde una verità sconcertante. Un'organizzazione che opera all'interno del Vaticano riesce però a far passare sotto silenzio la scoperta.
Oggi, Città del Messico. 

Estela, ricercatrice messicana, si mette sulle tracce di Daniel, il suo ragazzo scomparso durante una spedizione speleologica in Italia. Inseguita e minacciata da un enigmatico ordine religioso, la ragazza si troverà alle prese con un mistero capace di rivoluzionare quanto pensiamo sull'evoluzione dell'uomo e di scuotere le fondamenta della Chiesa e del credo cristiano.

Perché la gente che si avventura nelle grotte del Pozzo della Neve scompare, o torna in superficie fisicamente e psicologicamente menomata? Cosa stanno nascondendo i Gesuiti? E dov'è finito il ragazzo di Estela, perché non è stato trovato insieme alla sua squadra?
Domande che insieme formano un intreccio coinvolgente, anche se quello che mi è piaciuto di più del libro è l'ambientazione. 
Mentre i soliti thriller si concentrano su Firenze, Roma, Venezia o comunque grandi città, qui si punta lo sguardo su posti che veramente ti vien voglia di scoprire. Il Matese, zona montana del Molise immersa nella natura, i nuraghi in Sardegna... è lontano dai centri abitati affollati che si cela la verità.
L'autore si destreggia in un intreccio di realtà e finzione. La Specola vaticana ad esempio, l'ente di studio astronomico del Vaticano, esiste veramente. Lo stesso vale per l'ordine dei Cavalieri di Malta. 
Qui si parla di immersione in una lettura sì interessante per gli eventi, ben descritti in azione, ma anche per una formazione indiretta, perché gli elementi vengono usati in modo che restino nella memoria. Impressi. 

Il Matese
Ora aspettiamo il seguito. 

- Lynn

venerdì 30 ottobre 2015

LIBRO VS FILM: Twilight, e combattete!


Sì, ho letto tutti i libri della saga Twilight e sì, ho visto anche tutti i film. Mi sono approcciato ai libri nel solito modo: stavo cercando qualcosa da leggere per l'estate, avevo preso una delle settecento copie in mostra di Twilight e ho letto questa frase:

 "Di tre cose ero del tutto certa. Primo, Edward era un vampiro. Secondo, una parte di lui, chissà quale e quanto importante, aveva sete del mio sangue. Terzo, ero totalmente, incondizionatamente innamorata di lui"

Da fan sfegatato di Buffy - L'ammazzavampiri, ho pensato che questo fosse un libro sulla stessa falsariga. Volevo solo qualcosa per l'estate, mica un capolavoro. Comunque, non mi era dispiaciuto. Aveva assolto alla sua funzione di intrattenermi. Successivamente ho comprato tutti e tre insieme. Il secondo mi ha fatto schifo. Poiché li avevo già comprati tutti, mi dispiaceva non leggerli. Il terzo pure è bruttino. Il quarto... meh. Niente di che.

Ritengo che la Meyer sia una brava narratrice, in grado di toccare le corde delle donne, ma nulla più. Quando è uscito il film, Twilight, mi ci sono accostato con un minimo di curiosità.
E niente, faceva più schifo del libro. Molto di più.

Il motivo stava da rintracciare essenzialmente nei protagonisti. Kristen Stewart e Robert Pattinson non assomigliavano neanche lontanamente all'immagine che mi ero fatto leggendo il libro. La Bella del film non aveva un minimo di personalità, sembrava totalmente in balia degli eventi senza che potesse fare nulla per modificarli. Edward semplicemente un povero pazzo.

Questa volta non ho ripetuto l'errore e non ho visto gli altri film.
Almeno fino a qualche mese fa.

Mia sorella mi aveva convinto a dare una possibilità a Twilight e decisi di vedermi la saga quando l'hanno trasmessa su Canale 5. Per l'amor del cielo, l'impianto è quello dei libri della Meyer, quindi non mi aspettavo granché, ma devo dire che i film hanno sopperito una grande falla della Meyer: i combattimenti.

L'autrice non è molto brava con le scene d'azione e si limita a descriverle, senza metterci anima. O, peggio, fa svenire Bella nel momento clouI film mostrano il lato violento della saga, proprio ciò che ci si aspetta da un film con vampiri e lupi mannari. Proprio i lupi sono forse la cosa più bella: le trasformazioni, i modi in cui si muovono, il modo in cui comunicano e trasmettono il senso di branco, è semplicemente perfetto.

Lo stesso si può dire per la battaglia finale. Anche se solo immaginata, e pur sapendo come sarebbe andata a finire, sono rimasto col fiato sospeso per tutto il tempo, incapace di muovermi o anche solo di sbattere le palpebre. Era talmente inaspettato e talmente bello che non potevo fare altro che ammirare come crepavano, uno dopo l'altro, vampiri e licantropi.

In sostanza, se proprio dovessi scegliere tra libro e film, opterei per la lettura di Twilight e per la visione di New Moon, Eclipse e Breaking Dawn.

P.S.: Alice è figa. Varrebbe la pena guardare i film solo per lei.



- Ruel

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LIBRO VS FILM: “INTO THE WILD”, NELLE TERRE ESTREME

LIBRO VS FILM: Hannibal. Non guardate quel film. Leggete e basta.
LIBRO VS FILM: Il bambino con il pigiama a righe. Da magone, il film
LIBRO VS FILM: Harry Potter e i film da dimenticare
LIBRO VS FILM: memorie di una geisha, doppio capolavoro

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da PensieriParole <http://www.pensieriparole.it/frasi-film/t/twilight-(2008)/citazione-73132>

venerdì 23 ottobre 2015

LIBRO VS FILM: memorie di una geisha, doppio capolavoro


C'è chi conosce Memorie di una geisha grazie al film, chi ha approfondito con il romanzo. In entrambi i casi non si è perso nulla. Non perché siano uguali, ma in quanto sono piccole opere d'arte a sé, ognuna in modo diverso.


Il libro 

L'autore, Arthur Golden, ha scritto un romanzo avente come protagonista una donna. La storia è in prima persona e fa pensare che dietro a quelle parole ci sia una mente maschile.

Uscito nel 1997, il romanzo racconta il mondo delle geishe che viene definito anche mondo fluttuante: una realtà che fluttua distaccata e parallela dal mondo reale, dove l'uomo può perdersi in mezzo ad arte, bellezza e anche amore. Ma ci sono dei particolari nel libro, come la 'vendita della verginità' di una geisha, che pare sia stata vista come diffamazione del mestiere in sé (per questo, l'autore è stato denunciato per violazione di contratto dalla geisha che l'ha aiutato nella stesura del libro).

Quando Mameha mi assegnò il nuovo nome sentii la piccola Chiyo sparire dietro una maschera bianca con labbra rosse. Ormai ero una maiko, un'apprendista geisha. Da quel momento dissi a me stessa: quando preparo il tè, quando verso il sakè, quando danzo, quando lego il mio obi, sarà per il direttore generale, finché non mi troverà. Finché non sarò sua...
La storia parla della piccola Chiyo che viene venduta dal padre assieme alla sorella. Lei viene comprata da una casa da geishe per la particolarità dei suoi occhi azzurri su viso orientale, mentre la sorella viene acquistata da un bordello.

Dal paesino di pescatori che era Yoroido si ritrova in un mondo di sete e trucchi. Dopo un primo momento di rifiuto, abbandonata dalla sorella Satsu, accetta di lavorare come serva della casa, dato che durante il tentativo di fuga la padrona della okiya, la casa, si è rifiutata di continuare a pagarle l'istruzione da geisha. Ma l'incontro con un industriale di una compagnia elettrica le farà vedere la bellezza di un mondo così affettato, e anni dopo la grande geisha Mameha la richiederà come apprendista personale, per trasformarla in poco tempo nella migliore geisha del quartiere Gion. È una scommessa quella che Mameha fa con la padrona della casa, se Chiyo, in arte Sayuri, ripagherà il debito della sua acquisizione, diventerà l'erede della casa e prenderà il cognome della padrona, mentre se perderà Mameha stessa pagherà quel debito e la sua rivale, la crudele Hatsumomo, vincerà e la sua pupilla Zucca verrà adottata al posto di Sayuri. In tutto ciò, se Hatsumomo vincesse, Sayuri verrebbe sbattuta fuori di casa.

Ma la seconda guerra mondiale sta per cadere sul Giappone. Prima la devastazione, poi gli americani porteranno la fine delle meraviglie del mondo fluttuante, e la giovane Sayuri dovrà trovare il suo posto in questo nuovo mondo...

La Geisha è un'artista del mondo che fluttua: canta, danza, vi intrattiene; tutto quello che volete. Il resto è ombra, il resto è segreto.
Il romanzo si sofferma su tutti i dettagli, il lettore impara insieme a Sayuri attraverso le lezioni descritte minuziosamente, sia le abitudini che i segreti di questa figura misteriosa. Le geishe non sono prostitute, né cortigiane, ma donne che fin da piccole vengono istruite a intrattenere elegantemente chi si trattiene nelle case da tè, attraverso la danza, la musica e un intelligente eloquio. E la bellezza, ovviamente.


Il film

Il film (2005, diretto da Rob Marshall) ha avuto qualche critica per aver scelto delle attrici cinesi tra i personaggi principali. Mentre il libro punta sull'affascinare descrivendo i dettagli, qui le vere protagoniste sono le emozioni. Lo spettatore s'innamora di queste donne ricoperte di seta, piange quando Chiyo viene abbandonata, e tifa per Sayuri che lotta contro le angherie di Hatsumomo per diventare la geisha migliore di Gion.
I colori degli abiti sono meravigliosi, le interpretazioni delle attrici sono impeccabili e vedere la protagonista immergere le dita nel ghiaccio e poi suonare lo shamisen (simile al mandolino),  perché la dedizione e le sfide estreme perfezionano l'arte... è coinvolgimento e ammirazione allo stesso tempo.


LIBRO VS FILM

Ricorda Chiyo, noi geishe non siamo cortigiane, e non siamo mogli. Vendiamo la nostra abilità, non il nostro corpo. Creiamo un altro mondo, segreto... un luogo solo di bellezza. La parola geisha significa artista, ed essere geisha vuol dire essere valutata come un'opera d'arte in movimento.

La mia idea è che ci si possa godere il libro senza vedere il film e viceversa senza problemi, ma sono due esperienze diverse, una di formazione e l'altra di immersione emotiva.
Ovviamente ci sono differenze, ma queste si limitano nella possibilità del film di raccontare meglio una parte del libro. Ad esempio il debutto di Sayuri a teatro. Mentre nel libro viene descritta la scena, nel film lei danza in modo tragico ed estremizza il pathos portando a un'estasi visiva.

Questa sfida finisce alla pari, ma se avete amato il cartaceo o l'opera da grande schermo, dedicatevi a entrambe, perché un capolavoro simile dovrebbe essere vissuto a 360°.

- Lynn 



lunedì 28 settembre 2015

I caduti di pietra: recensione e intervista all'autore

I Caduti di Pietra è un saggio che l'autore, Giuseppe Russo, definisce "diverso". Tra poco vedremo con lui perché. Io che ho letto e apprezzato il libro, posso già anticiparvi qualcosa.

L'autore, Giuseppe Russo, durante una presentazione
Giuseppe ci parla della Seconda Guerra Mondiale a Napoli, ma con una particolarità. Un amore smisurato per la Campania e per la sua cultura gli consente di trattare le opere d'arte, mobili e immobili, del territorio campano come se fossero delle persone in carne ed ossa. I caduti sono di pietra, quindi, ma non per Giuseppe. Per lui le meraviglie di Napoli sono dotate di un'anima, un'anima enorme condivisa da tutti gli abitanti che sono e sono stati. L'indignazione che Giuseppe ha provato nello scrivere le deturpazioni che ha dovuto subire, per esempio, la Reggia di Caserta, è un sentimento vero, pari a quello che Pavone ha avuto descrivendo le umiliazioni dei napoletani filmati e derisi dai tedeschi mentre saccheggiavano un deposito.
E la stessa umiliazione la proverete anche voi. Anche se non siete napoletani, perché la cultura è l'espressione di un'anima collettiva. Quindi, se un americano ha urinato nella sala del trono, è come se avesse urinato nel nostro soggiorno. Merito di Giuseppe Russo è di essere riuscito a veicolare queste emozioni.

Ma è arrivato il momento dell'intervista.


1) Ciao Giuseppe! Parlarci un po' del percorso, il tuo percorso "accademico", diciamo.
Ciao Roberto, e salve a tutti i gentilissimi lettori. Beh il mio percorso di studi è piuttosto variegato, soprattutto perché mi piacciono talmente tante cose che vorrei poter conoscere tutto. Prima di tutto va detto che sono praticamente nato con la tastiera in mano, quella dei Commodore per intenderci (vediamo a chi scappa una lacrimuccia), per cui i miei diplomi sono "tecnici". Quello ufficiale, se così si può dire, è quello in Telecomunicazioni, ramo in cui opero dal lontano 1994, però sono anche esperto di informatica e aeronautica. Ma il ramo tecnico non è il solo che mi fa impazzire, per cui, con stupore dei molti, da anni studio l'arte, la filosofia, e soprattutto la storia. Amando l'arte, la storia, ma anche i meccanismi economici che scandiscono il nostro ritmo di vita, ho intrapreso il percorso di laurea nel ramo misto delle Scienze del Turismo, ovvero una interfacoltà tra Lettere e Filosofie ed Economia e Commercio. Grazie a questo percorso universitario ho affinato le mie capacità di ricerca, e successivamente ho effettuato un grosso lavoro di grafica e restauro di alcune foto provenienti da diversi archivi fotografici, venendo in contatto con la realtà della guerra in modo ancora più crudo e riflessivo. Da questa mia esperienza è nata poi la considerazione che ha dato il via alla stesura prima del progetto di Tesi e poi del primo libro, I caduti di pietra, della collana Campania 1940-1943. Tra l'altro una borsa di studio, vinta senza nemmeno saperlo (!), mi ha permesso di andare a fare ricerca per diversi giorni a Roma, dove ho acquisito ulteriore materiale utile per continuare il percorso intrapreso: studiare e riportare all'attenzione i danni, le distruzioni e le violenze subite dal nostro patrimonio artistico.


2) Come ti è venuta l'idea di un saggio storico di questo tipo? E perché rendere protagonisti i monumenti?
L'idea è nata quando ho iniziato a sistemare le foto storiche di cui ho parlato prima, proprio durante il periodo di tirocinio universitario. Visionavo foto di monumenti, statue, palazzi storici, archi trionfali e altre strutture avvolte da impalcature tecnicamente chiamate "incastellature o blindamenti", installate per proteggere i beni culturali dalle bombe. Soprattutto le statue, all'interno di chiese e musei, mi hanno veramente colpito. Ho sempre avuto la sensazione di osservare civili impauriti accovacciati dietro sacchi di sabbia, trincee appunto, nella speranza di sopravvivere alla furia della guerra. Emblematico il gruppo scultoreo del Mazzoni, il Compianto sul Cristo morto, conservato presso la bella Chiesa di Sant'Anna dei Lombardi a Napoli. Nelle foto visionate, tutte le statue del gruppo erano avvolte, incastellate, protette, e rendevano una pietosa idea di sofferenza, di angoscia, forse addirittura di terrore. Sono stato illuminato da queste immagini, e ho pensato di dar voce a queste pietre che sono cadute come i soldati e gli inermi civili. E' nata così una ricerca che ha sovvertito diverse mie convinzioni, e ha ribaltato il modo di raccontare quelle tragedie, snellendo la solita noiosa solfa strategico-politica che spesso allontana i lettori.

3) Ci parli del tuo percorso editoriale? Come fai per promuovere il tuo libro?
Beh, prima di pubblicare il libro ho ovviamente avviato delle ricerche sull'editoria, e su come pubblicare un testo da scrittore "emergente". Mi sono subito reso conto che non avrei avuto alcuna possibilità con i grandi editori, troppo attenti al commerciale, e ho deciso praticamente subito di entrare nel mondo del self-publishing. Alla fine ritengo sia stata una scelta giusta, e ora sono libero di gestirmi come credo, prendere contatti con scuole, associazioni, enti e tutte quelle organizzazioni che si sforzano di fare cultura ogni giorno. Molte di queste tentano di conservare la nostra memoria al meglio, sicuramente con poche risorse materiali, ma con un cuore fuori dall'ordinario. Interessantissimo ed inaspettato il percorso nelle scuole. Grazie a chi aveva letto in anteprima il libro, s'è aperto un canale con gli insegnanti che richiedono la mia presenza nelle aule per raccontare, attraverso il mio libro, gli aspetti dimenticati del periodo bellico. Come sai, il mio è un "saggio storico diverso" perché osserva i fatti dall'inedita prospettiva dei danni al patrimonio artistico e alle nostre tradizioni, per cui gli studenti sono sempre attentissimi quando li conquisto con l'episodio dello Stadio Ascarelli. Eh si, c'entra anche il calcio nel mio racconto, ed in tutte le presentazioni ricordo ai ragazzi che il Calcio Napoli aveva uno stupendo stadio di proprietà prima della guerra, l'Ascarelli appunto, che purtroppo abbiamo perso a causa dei bombardamenti. Ricordo con piacere, e con grande meraviglia degli insegnanti, che ho conquistato una platea di bambini delle elementari grazie a questo episodio, per cui ho dimostrato che la storia interessa tutte le fasce di età, ed il vero problema è cosa si racconta e come lo si racconta. Non ti dico cosa accade ogni volta tra napoletani e juventini....ma questa è un'altra storia!

4) Come ti vedi da qui a 5 anni? Ti vedi uno scrittore di successo? Che progetti hai in futuro?
Di qui a 5 anni non mi vedo, nel senso che progettare e sognare il futuro va bene, ma in questo momento sono ben ancorato a terra, e l'unica mia pretesa è diffondere un po' di cultura storica, far rivivere il nostro patrimonio culturale attraverso il ricordo e l'informazione, e magari riuscire a coprire le spese per continuare a scrivere. Pretese basse? No, semplicemente impegno serio focalizzato sulla collettività. Ora penso a contribuire alla diffusione di una cultura storica che diviene sempre più carente in Italia (vogliamo parlare della battuta dell'ultima Miss Italia?), poi "se son rose fioriranno" diceva un proverbio.

5) Daresti un consiglio ai futuri scrittori?
Solo uno. Se sapete di avere la capacità di scrivere in modo normale e comprensibile, non fermatevi e credete in voi stessi. C'è bisogno di voci diverse, soprattutto di chi scrive fatti reali e non solo racconti inventati. L'appiattimento del panorama culturale non è dato da internet, che secondo alcuni concede la voce a tanti stolti, ma in verità è dato dalla caduta verticale dei lettori e dall'offerta oramai relegata a libri-film che vendono, e quindi all'annoso problema dell'editoria che non investe. Chi parla di "stolti o di ignoranti che si autopubblicano", evidentemente ha paura della concorrenza e dimentica il ruolo del lettore. Se nel mio libro vi fossero strafalcioni da analfabeta, secondo voi potrei ancora continuare a fare presentazioni o a vendere il libro? Il problema è tutto qui. Se emergono altri scrittori normalmente capaci (nessuno mette in dubbio le capacità di alcuni geni della letteratura), sta a vedere che molti libri commerciali iniziano a vendere di meno? Sta a vedere che i lettori iniziano a capire che si possono leggere anche libri più interessanti di quelli che vengono normalmente pubblicizzati ?  Mah, a me il dubbio viene....

Grazie a Giuseppe per l'intervista e in bocca al lupo per tutti i suoi progetti!

Roberto Leone

- Ruel

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venerdì 18 settembre 2015

LIBRO VS FILM: Introduzione

L'eterna battaglia tra libro e film è paragonata solo a quella tra bene e male ma, se il bene ha sempre la meglio sul male (almeno nella finzione, che sia essa cartacea o su pellicola) più difficile è dire chi vinca tra libro e film.

Produrre film tratti da romanzi o racconti è una pratica vecchia come il cinema. La vita è meravigliosa di Frank Capra, uscito nelle sale americane nel 1946, è tratto da un racconto, The Greatest Gift, scritto da Philip Van Doren Stern nel 1939. Ma perché un libro viene "scelto" per diventare un film?

Dal libro al film: perché?


Solitamente i romanzi erano già abbastanza famosi e discussi prima di arrivare sullo schermo (piccolo o grande che sia) tuttavia le motivazioni possono anche non essere strettamente economiche.

Il Pianista di Roman Polańsky è tratto dall'omonima autobiografia di Władysław Szpilman. Il libro benché abbastanza famoso già dall'anno della pubblicazione avvenuta nel 1998 (per le controversie editoriali si veda qui), è stato portato sul grande schermo da Polańsky, un polacco di origine ebraiche che ha vissuto nel ghetto di Cracovia prima di scappare grazie all'aiuto del padre. Il regista ha quindi "sfruttato" l'onda mediatica scatenata dal romanzo di Szpillman non solo per guadagnare qualcosina, ma anche per raccontare con drammatica crudezza le condizioni degli ebrei rinchiusi nei ghetti*, un tema che sentiva particolarmente caro.

Diverso è il caso di Luna di Fiele, sempre di Polańsky. Tratto da Lunes de fiel di  Pascal Bruckner. Il film, almeno quando è uscito nel 1992, fu accolto molto positivamente ed ebbe anche un discreto successo. Tuttavia il romanzo non era così famoso, non ha una voce su Wikipedia francese ed è tutt'oggi inedito in Italia. Non si può dire certo che sia stato scelto per sfruttarne la capacità d'attrazione…
Mentre casi di vero e proprio sfruttamento di marketing sono film quali Harry Potter, Into the Wild, Il silenzio degli innocenti, Il Signore degli Anelli, Il Diavolo veste Prada, Il Codice Da Vinci, Gomorra e tantissimi altri. Lo stesso discorso lo possiamo fare per serie tv come Il Trono di Spade, The Vampire Diaries e, ancora, Gomorra - La serie.

Dal libro al film: pro e contro


È qui che inizia la battaglia. Questi libri erano già abbastanza famosi prima dell'uscita del film (Il Signore degli Anelli, per esempio, aveva avuto 47 anni per crearsi un seguito di tutto rispetto) e quindi avevano già un folto numero di appassionati che avevano immaginato le scene in un certo modo, che avevano amato i personaggi principali come loro li avevano disegnati nella loro mente.

Molto spesso le scelte dei produttori non sono state all'altezza dei fan più accaniti, scatenando critiche e polemiche (i seguaci di Harry Potter non hanno ancora perdonato a Newell di aver portato sullo schermo un Silente isterico, o a Yates di aver trasformato gli occhi di Lily Evans Potter da verdi a marroni). 


Può capitare, però, che il film o la serie televisiva piaccia di più rispetto alla controparte cartacea. Io, per esempio, ho amato la prima stagione de Il Trono di Spade, mentre il romanzo mi ha annoiato in più punti e ho addirittura avuto modo di criticare lo stile di Martin. Per dirne una, il monologo di Khal Drogo dopo il tentato omicidio di Dany nella serie televisiva è... WOW! I muscoli di Jason, la parlata "barbara", le sue movenze e la carica sessuale tra lui e consorte fanno da contorno ad un discorso centrale della prima stagione, rendendolo potente ed efficace oltre ogni misura; sono tre minuti di pelle d'oca. Nel romanzo... lasciamo stare, va'...


Tuttavia i film hanno un indubbio effetto benefico: fanno conoscere il romanzo. Le Cronache del Ghiaccio e del Fuoco, pur tradotto in varie lingue prima dell'uscita della serie (che ha preso il nome del primo romanzo, Il Trono di Spade), è diventato un vero e proprio cult solo quando Daenerys e Drogo hanno assunto le fattezze di Emilia Clarke e Jason Momoa. Addirittura sono aumentati i casi di bambine chiamate Khaleesi, piuttosto rari o assenti prima che la serie venisse proiettata da HBO.


La rubrica


Noi di Storici&Salottiere abbiamo deciso di avviare questa piccola rubrica per mettere a confronto romanzo e film (o serie televisiva), un piccolo esperimento che ci piace fare sia per analizzare quale e che tipo di impatto hanno avuto questi sul pubblico. O semplicemente perché ci hanno colpiti entrambi in modi diversi.

Terremo ovviamente conto che sono due media completamente differenti, creati per soddisfare due tipi diversi di pubblico.

Se avete delle richieste da fare, scriveteci pure e noi cercheremo di accontentarvi nel miglior modo possibile.

Vi diamo appuntamento a venerdì prossimo col primo episodio di "Libro vs Film"!

- Ruel


* Quelle immagini mi hanno perseguitato per giorni.

mercoledì 5 agosto 2015

“Wild” di Cheryl Strayed: un libro selvaggio per persone libere


Conoscendo la mia inclinazione per l’avventura, i viaggi e la natura, mi hanno consigliato e prestato questo libro: quattrocento pagine circa all’interno del Pacific Crest Trail, un viaggio di più di millesettecentosessanta chilometri dalla California all’Oregon, passando per le montagne della Sierra Nevada ai laghi dell’Oregon, attraversando paesaggi completamente diversi nel giro di pochi chilometri, superando barriere ghiacciate e salite impervie e discese ripide e assolate, dormendo sotto le stelle e mangiando cibo in scatola bramando tè freddo e sandwiches di ogni tipo.
Wild è tutto questo e molto altro.

Copertina del libro


Autrice e protagonista: Cheryl “Smarrita”

Cheryl Strayed, protagonista e autrice del libro ai tempi del PCT
Cheryl Strayed, cognome modificato nel 1995 a seguito del divorzio con il primo marito Paul, a 26 decide di intraprendere questo viaggio all’insegna del trekking: zaino in spalla e gambe in movimento. Una decisione avvenuta per caso mentre si trovava in un negozio in cui si era recata per comprare una pala e lo sguardo è stato catturato dalla guida The Pacific Crest Trail. Una decisione che cela il desiderio di allontanarsi da una vita tormentata dalla morte prematura della madre, da un padre violento con cui ha perso i contatti molti anni prima, da un matrimonio terminato con l’amaro in bocca, dalle troppe esperienze di una notte, dall’eroina che sembrava uno spiraglio di luce e si è invece rivelato un vortice di disperazione.  Un viaggio alla scoperta di sé stessi, tra mille difficoltà e la voglia persistente di abbandonare il percorso, ma con la volontà più grande di qualsiasi altra cosa di superare i propri limiti, mettersi in gioco, andare oltre le proprie possibilità.
Cheryl, la biondina dagli occhi azzurri, e “Mostro”, lo zaino che l’ha accompagnata per tutto il trekking, maledetto e allo stesso tempo amato e la natura incontaminata del PCT, la cui storia è ripercorsa dall’autrice stessa nel capitolo 13, parte quarta.



The Pacific Crest Trail tra silenzi assordanti e incontri inaspettati

Sierra Nevada, California
Insidioso ed estremamente imprevedibile, il Pacific Crest Trail ha regalato all’autrice tramonti mozzafiato e incontri ravvicinati, forse troppo, con orsi e serpenti a sonagli. Un tragitto difficile da non intraprendere se si è impreparati. Un percorso leggendario che nasce dall’idea di una donna di nome Catherine Montgomery nel 1926 che suggerì un “sentiero alto che si snoda sulle cime delle nostre montagne occidentali”. Solo nel 1992 il progetto si concluse per mano di Churchill Clinton Clarke, petroliere appassionato della vita all’aria aperta, e Warren Rogers, dell’YMCA di Alhambra.
Cheryl partì con la convinzione di sapere tutto del percorso, avendo studiato e riletto ripetutamente le guide sul sentiero, ma, si sa, tra il dire e il fare ci sono di mezzo inverni inaspettatamente freddi e nevosi che impediscono o rendono quasi impraticabile il passaggio, riserve d’acqua senza acqua, uomini dall’aria non troppo convincente, piedi doloranti e fianchi lacerati, minacciosi animali selvatici, ore sul ciglio della strada con il pollice in sù e con il caldo accecante, ma anche la conoscenza di escursionisti di ogni età con cui condividere un pasto o un tratto del percorso, le pagine lette la sera prima nella tenda bruciate il mattino come un rito sacro, il pianto liberatorio trattenuto per tutto il percorso e, soprattutto, il pensiero fisso della madre, delle esperienze pregresse, dei “se” e dei “ma”, di ciò che si è lasciato all’inizio del percorso e della curiosità di ciò che si troverà alla fine. Un viaggio a cielo aperto dai risvolti introspettivi non banali.


Perché leggere “Wild”

Perché fa viaggiare, innanzitutto. Perché Cheryl Strayed è stata in grado di trascinarti con sé nel suo difficile percorso, sia interiore che esteriore. Perché un viaggio con sé stessi mette di fronte a mille insicurezze e paure da superare. Perché non smettiamo mai di conoscerci. Perché è bello emozionarsi, ancora, di fronte a paesaggi spettacolari, che sia la vista di un tramonto su un lago o la maestosità delle alte montagne, di fronte ai quali l’uomo non può far altro che stare in silenzio e assaporarne l’incontaminata bellezza. Perché leggere è bello, ma vivere lo è di più!
  
Crater Lake, Oregon


La guida aveva ragione: la prima vista del lago era incredibile. La superficie dell’acqua si trovava a 275 metri più in basso rispetto al punto in cui mi trovavo, ovvero il bordo roccioso a 2.164 metri di quota. Il lago frastagliato si stendeva sotto di me nel blu oltremare più pure che avessi mai visto. […] Dato che il lago è così puro e profondo, assorbe tutti i colori della luce visibile eccetto il blu era una spiegazione perfettamente ragionevole e scientifica, eppure il lago Crater aveva qualcosa che rimaneva inspiegabile. La tribù Klamath considerava tuttora il lago un luogo sacro e io capivo il perché. Non facevo fatica a crederci.[…] Percepivo il potere del lago. Sembrava uno shock nel mezzo di quel territorio verde: inviolabile, separato e solitario.” –Wild

- Sher