venerdì 6 novembre 2015

LibroVsFilm: Anna Karenina, un diamante raro [contiene spoiler]



Lev Tolstoj ha creato questo grande capolavoro nel 1877, pubblicato inizialmente a puntate su “Il messaggero russo”. Un piccolo gioiello di un immenso scrittore. Amore a prima lettura.

Un incontro casuale

Il mio approccio a questo romanzo è avvenuto durante la lettura de “L’insostenibile leggerezza dell’essere”, di Milan Kundera, che vi consiglio assolutamente di leggere. Viene citato diverse volte “in mano teneva un grosso libro, Anna Karenina”. Il riferimento di Kundera è alle coincidenze e alla circolarità degli eventi. Scrive, infatti,

“L’uomo senza saperlo compone la propria vita secondo le leggi della bellezza persino nei momenti di più profondo smarrimento. Non si può quindi rimproverare al romanzo di essere affascinato dai misteriosi incontri di coincidenze (come l’incontro tra Vronskij, Anna, il marciapiede della stazione e la morte, o l’incontro tra Beethoven, Tomas, Tereza e il cognac), ma si può a ragione rimproverare all’uomo di essere cieco davanti a simili coincidenze nella vita di ogni giorno, e di privare così la propria vita della sua dimensione di bellezza”.

Questa visione non usuale, la spiritualità che scaturisce dalla lettura del romanzo mi hanno incuriosita, tutto qui. E, quindi, ho comprato il romanzo di Tolstoj. Un insieme di poesia, dramma, narrazione.

La storia: un concentrato di amore e dolore

Ambientato nell’alta aristocrazia russa tra Mosca e San Pietroburgo, la storia ripercorre le vicende legate alla vita e agli amori di un gruppo di persone, legate tra loro da legami di parentela e amicizia.  
Keira Knightley nei panni di Anna Karenina

Anna Karenina è sposata con l’ufficiale governativo Karenin, uomo dedito al lavoro, apparentemente privo di comprensione e amore nei confronti delle persone a lui vicine, verso il quale Anna non prova alcun sentimento.
Anna, sotto richiesta del fratello Stiva, fedifrago e amministratore delle finanze familiari non idoneo al compito, si reca a Mosca per tentare insieme a lui di convincere la moglie Dolly a non andarsene di casa, dopo la scoperta dell’ennesimo tradimento. Nel frattempo, arriva a Mosca anche il giovane Levin, proprietario terriero, per chiedere in sposa la bella sorella minore di Dolly, Kitty, che rifiuta la proposta, essendo innamorata del conte Vronskij. Quest’ultimo, però, nonostante l’infatuazione nei confronti della giovane donna, non ha, almeno momentaneamente, intenzione di sposarsi. Alla fine, l’amore trionfa tra Kitty e Levin.

Proprio a Mosca ci sarà l’incontro che cambierà il corso degli eventi. Anna e Vronskij si incontrano e si innamorano, senza un apparente motivo razionale. Iniziano una relazione clandestina e pericolosa, la passione sfocerà in una gravidanza da giustificare.

"Egli si trovava ovunque potesse incontrare la Karenina e, quando le circostanze glielo permettevano, le parlava del proprio amore. Ella non l'incoraggiava; ma nel suo spirito, ogni volta che lo vedeva, divampava quello stesso senso di animazione che l'aveva invasa fin dal primo giorno in cui l'aveva incontrato in treno; ed essa stessa si rendeva conto di come, appena lo scorgeva, la gioia le si accendesse negli occhi e affiorasse nel suo sorriso, senza tuttavia essere in grado di smorzare l'espressione di quella gioia.
Nei primi tempi dopo il ritorno, era sincera nel credere d'essere scontenta dell'insistenza di Vronski; ma una volta, non avendolo incontrato a un ricevimento dove contava vederlo, capì chiaramente, dalla tristezza che le invase l'anima, di aver ingannato se stessa; l'insistenza di quell'uomo non solo non le era fastidiosa, ma costituiva per lei tutto l'interesse della vita."

La relazione verrà palesata durante una corsa di cavalli in cui Vronskij è vittima di un incidente: l’angoscia di Anna viene captata da tutto il pubblico presente, indignato, e dal marito Karenin. Anna chiede al marito il divorzio che, al contrario, le chiede di tenere nascosta la relazione per salvare le apparenze, minacciandola di non lasciarle più vedere il figlio Serëža, l’unico legame con l’uomo. Successivamente, lo stesso Karenin, ritenendo insostenibile la situazione, comincia a pensare all’idea della separazione che viene abbandonata dopo le complicazioni legate al parto che porteranno Anna quasi alla morte. Interviene quindi Stiva che cerca di persuadere Karenin in merito al divorzio; le condizioni di Anna migliorano e, insieme a Vronskij, parte per l’Europa. 
Con il passare del tempo, l’esasperata gelosia della donna incrinerà il rapporto tra  i due amanti, così decidono di tornare in campagna. Esasperata dal dolore e dall’umiliazione, Anna si reca in visita da Dolly e Kitty, dopodiché arriverà al gesto estremo, lanciandosi sotto un treno in corsa.


La potenza della capacità descrittiva

Si sa che la letteratura russa ha un debole per le descrizioni paesaggistiche che occupano pagine e pagine e pagine. Beh, Tolstoj in questo è un Maestro.
Prima di accostarmi alla lettura ho raccolto un po’ di pareri in merito al romanzo: l’opinione pubblica è divisa tra il “mattone senza fine” e “un capolavoro di finezza ed eleganza”. Andando oltre il mio scetticismo, mi sono letteralmente innamorata di ogni singola parola impressa sulla carta, divorando le quasi mille pagine in pochissimo tempo, tanto che ho concluso con il magone sia per il finale drammatico sia per la consapevolezza di essere arrivata al termine.
La considerevole lunghezza del romanzo ha permesso all’autore di caratterizzare al meglio i personaggi, i luoghi e gli avvenimenti che in un susseguirsi di eventi in un climax ascendente da fiatone riescono a far sognare il lettore con la storia d’amore dei due amanti Anna Karenina e l’ufficiale Vronskij.

Levin, a lavoro nei suoi campi

In particolare, nella terza parte, narrante la vita rurale nella tenuta di Levin, ci sono, a mio avviso, le descrizioni più suggestive di tutto il romanzo: il duro lavoro nei campi inserito in un paesaggio quasi surreale.


"Il vecchio, che era stato a sedere accanto a lui, già da tempo se n'era andato; la gente si era tutta dispersa. Quelli che abitavano vicino erano andati alle loro case e quelli che stavano lontano s'eran raccolti per cenare e dormire sul prato. Levin, inosservato, continuava a starsene sdraiato sulla bica e a guardare, ad ascoltare e riflettere. La gente che era rimasta a passar la notte nel prato, non dormì quasi, in quella breve notte estiva. [...] Tutta la lunga giornata di lavoro non aveva lasciato in quei contadini altra traccia che l'allegria. Prima dell'alba tutto si chetò. Si udivano solo l'incessante gracidare notturno delle ranocchie nella palude e lo sbuffare dei cavalli in giro per il prato nella nebbia levatasi all'alba. Rientrato in sè, Levin si alzò dalla bica e, guardate le stelle, capì che la notte era passata."


Trasposizioni cinematografiche: chi più ne ha, più ne metta

Personalmente, ho visto due film e una serie televisiva ispirati al romanzo. Nessuna regge il confronto, vuoi per questioni temporali (riportare tutte le scene dal libro alla pellicola sarebbe impossibile), vuoi perché quando leggi, crei già un film in testa, vuoi perché, spesso, il potere delle parole è nettamente superiore a quello delle immagini.

Scena del film di Wright, 2012
Partiamo dal più recente. Uscito nelle sale nel 2012, diretto da Joe Wright, il cast comprende attori del calibro di Keira Knightley nel ruolo di Anna, Aaron Johnson nei panni del conte Vronskij e Jude Law che interpreta il freddo Karenin. Decisamente più scenica e moderna l’impostazione cinematografica, particolarmente ricche di pathos la scena del primo ballo tra Anna e Vronskij, durante la  quale il tempo sembra fermarsi attorno a loro, così come l’intrusione notturna di Anna nella propria casa in visita al figlio Serëža, al quale avevano raccontato che la madre fosse morta. 
Estrema commozione. La Knightley, poi, non si smentisce mai, perfetta nei ruoli drammatici. Tenerissima la scena in cui Kitty dichiara il suo amore per Levin, utilizzando l'espediente di un gioco da tavolo.  Voto: 7,5

La versione del 1997, diretta da Bernard Rose, vede protagonisti Sophie Marceau e Sean Bean, nei ruoli, rispettivamente, di Anna e Vronskij, ed è la prima versione statunitense ad essere girata in Russia. Seppur abbastanza datata, anche qui non mancano le principali scene dell’escalation dei sentimenti contrastanti ed esasperati di Anna che la porteranno al suicidio. Tuttavia, la figura di Anna, non mi ha particolarmente emozionato, nonostante la drammaticità degli eventi. Forse perché è la prima versione che ho visto, fresca del libro e della miriade di dettagli che nel film mancano. 
Voto: 6
 
Scena dal film di Rose, 1997

Infine, la miniserie televisiva di due puntate, del 2013. La nostrana Vittoria Puccini interpreta Anna. Non mi ha fatto impazzire; ho preferito le versioni cinematografiche. Qui non ho nulla di particolarmente importante da dire, se non che, nonostante pecchi di tanti accorgimenti che avrebbero reso meglio le vicende, non sono riuscita a vedere la Puccini come Anna, ma inevitabilmente come Elisa di Rivombrosa. Scusate. Voto: 6    

Tutti e tre, in un modo o nell’altro, hanno colto gli aspetti fondamentali e più intrinsechi della personalità di Anna, non semplicemente una donna in lotta contro un odiato marito, ma una donna dilaniata dall’amore disperato verso un uomo che, in cuor suo, sa che non potrà mai essere suo per sempre, e verso il figlio, l’unica reale consolazione in un mondo non adatto a lei.

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Sher
 

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